Il governatore siciliano Rosario Crocetta confessa che ha seriamente pensato di suicidarsi ma ora ha deciso: non solo eviterà gesti estremi ma non lascerà l’incarico di presidente della Regione Sicilia, se così facesse farebbe “un regalo” alla mafia e a chi vuole destabilizzare il governo del Paese. Eppure, dopo il clamore suscitato dalle indiscrezioni dell’"Espresso" sulla telefonata tra Crocetta e il suo medico Saverio Tutino, in cui quest’ultimo avrebbe augurato a Lucia Borsellino la stesa funesta sorte subita dal papà Paolo (ucciso dalla mafia nel 1992), il polverone – nonostante la procura di Palermo abbia smentito che un’intercettazione del genere sia state depositata – resta fitto. E il Pd sembra prendere progressivamente le distanze dal governatore siciliano. Significative, in tal senso, le parole affidate dal vicesegretario Debora Serracchiani alla "Repubblica": "Intercettazione o non intercettazione, dopo le parole di Manfredi Borsellino la situazione in Sicilia è insostenibile". Serracchiani aggiunge che "quanto ha detto Manfredi, raccontando la solitudine e il calvario della sorella Lucia, le difficoltà, le ostilità e le offese subite solo per adempiere al suo dovere di assessore alla Sanità, quasi un corso e ricorso della vicenda del padre Paolo, mi hanno scosso". Insomma, a questo punto il Pd guarda con interesse alla carta delle elezioni anticipate: "D'altra parte – avverte Serracchiani - si rischia di logorarsi". E "una agonia politica il Pd non può permettersela". Ma Crocetta prepara le contromosse: domani alle 11, all’hotel delle Palme di Palermo, l’avvocato del governatore, Vincenzo Lo Re, terrà una conferenza stampa.