Doppia intervista e nuovo capitolo dell’intricato “caso” siciliano, con il governatore Rosario Crocetta nell’occhio del ciclone per una intercettazione telefonica (di ancora incerta esistenza) con il suo medico, in cui avrebbe passato sotto silenzio minacce di morte pronunciate all’indirizzo dell’ormai ex assessore regionale alla Sanità Lucia Borsellino. Ma tanto basta per sollevare il velo su un polverone reale, quello del governo della Regione Siciliana, e in particolare della sanità, uno dei capitoli di spesa più importanti e centro di numerosi interessi. Giovedì il governatore è atteso a Palazzo d’Orleans per riferire su questi fatti. La linea la anticipa al Corriere: “Dirò che non posso dimettermi su una motivazione inesistente, su una telefonata e su una frase smentite dalla Procura. Dirò che non sono disponibile a subire all’infinito il martirio, deciso a continuare a combattere il malaffare. Ma – aggiunge - che, fatte alcune cose importanti per la Sicilia, possiamo valutare con Parlamento e maggioranza, dentro il centrosinistra, un percorso per una chiusura anticipata della legislatura”. “Diciamo che si lavora all’uscita” conferma Crocetta. E i tempi sono brevi: “Per poveri, province, acqua pubblica, bilancio e sblocca-Sicilia potrebbe bastare un mese”.

Lucia Borsellino parla a La Repubblica del clima di “diffidenza e ostilità” che l’ha circondata “fin dal primo giorno” in questi due anni e mezzo come assessore alla sanità, incarico da cui si è dimessa il 2 luglio scorso (ma “ho cominciato a maturare questa decisione da alcuni mesi” spiega, e non dopo le pubblicazioni dell’Espresso). “Per oppormi a quel coacervo di interessi che c’è dietro alla sanità era necessario un solido fronte comune che nei fatti non c'è stato” dice al quotidiano. Ammette l’esistenza di una sorta di “governo parallelo”: “C’erano cose di cui io, l’assessore, non ero a conoscenza. Diciamo che, alla luce di quanto emerge, era il presidente che non mi parlava di tutto”. E ancora: “Io mi confrontavo con il presidente, con la giunta e con il Parlamento per ciò che non potevo risolvere nell’ambito della mia autonomia di delega. Ho avuto l’impressione che anche altro avvenisse dietro le mie spalle”. E accusa il presidente Crocetta di averle taciuto quel che accadeva “alle sue spalle” e di aver “minimizzato” l'arresto di Tutino. Sul suo futuro – Borsellino è un dirigente della sanità - lascia le porte aperte, in ogni caso “la mia esperienza politica si chiude qui”. Ma “questa vicenda insegna che fin quando la Sicilia non si emanciperà dai simboli non potrà avere un futuro roseo davanti a sé”.