Potenziare le indagini finanziarie per rendere sempre più efficace la lotta alla criminalità organizzata e al gioco online illegale, facendo attenzione ai “paradisi normativi” che hanno controlli anti riciclaggio quasi inesistenti. Ranieri Razzante, presidente dell'Aira (Associazione italiana responsabili antiriciclaggio) a margine del convegno "Gaming e fiscalità" organizzato da Lexandgaming in collaborazione con Eurispes torna con il VELINO sulla prevenzione del rischio di riciclaggio nel settore. Ricordando la sentenza della Corte di Giustizia europea del 2014 che riguardava la tassazione delle vincite da gioco d’azzardo ottenute all’estero, il professore la definisce “non condivisibile” perché “crea quello che io definisco un ‘privilegio di riciclaggio’. È noto che con l’uso di piattaforme di gioco in paradisi fiscali - o meglio in ‘paradisi normativi’ dove i controlli antiriciclaggio non ci sono – si dà la possibilità ai soggetti che vogliono operare nell’illegalità di avere una patente per continuare a farlo. Dobbiamo imporre a questi soggetti che rivendicano il controllo da parte del paese dove è insediata la casa madre - se vogliono operare nel nostro paese - la normativa antiriciclaggio e antimafia italiana che devono rispettare”.

Dal punto di vista dei controlli – ricorda Razzante, Professore di Legislazione antiriciclaggio all'Università di Bologna – “l’Italia è un paese avanzato, i siti illegali vengono oscurati e gli operatori gioco in Italia hanno incrementato significativamente le segnalazioni delle operazioni sospette alla Uif. Purtroppo però resta una parte incontrollabile, il cosiddetto deep web, che non è visibile a tutti. L’oscuramento in questi casi è difficile e anche quando si riesce a farlo il riposizionamento per un’impresa illegale è facile, specie se l’autorità del paese dove ha sede non collabora”. Discorso diverso per le tradizionali bische che “continueranno a esserci fino a che serviranno alla criminalità per il controllo del territorio, perché spesso servono come punto di appoggio per altre attività”. Dunque se sul gioco online i controlli che ci sono “risultano già efficaci” si deve - secondo Razzante - puntare a un “maggiore controllo a monte sulle autorizzazioni”. “Vanno potenziati i sistemi di controllo delle transazioni che devono essere uguali a quelli previsti per le banche online. Così come bisogna potenziare le indagini finanziarie per capire chi gioca e dove finiscono i soldi vinti, anche attraverso la collaborazione con le società che gestiscono i conti di gioco. Si deve attuare uno screening molto severo tenendo conto di protocolli antiriciclaggio e antiterrorismo che rispondano a rigidi dettami internazionali. Troppi stati oggi non li rispettano”.