Si sente più italiano o israeliano? “Sento che ho radici nella cultura italiana perché tutt’e due i miei genitori sono nati qua e io sono sempre cresciuto con la cultura italiana e la sensibilità italiana però, soprattutto oggi come oggi, io sono contrario al fatto delle nazioni… dire io sono israeliano, io sono americano… Io ho vissuto in America per cinque anni, ho vissuto qua in Italia, sono stato in Svizzera, cioè mi vedo un po’ cittadino internazionale e incoraggio anche gli altri a vederla in questo modo”. Al VELINO parla Yakir Arbib, virtuoso pianista e compositore italo-israeliano, 27 anni, che attualmente vive a Berlino. In questi giorni è a Roma, alla vigilia del concerto che terrà a Tarquinia (Vt), nella Basilica di Santa Maria in Castello, domani, 5 agosto, nell’ambito della 16esima edizione dell’Etruria Musica Festival. Il suo è un messaggio cosmopolita rispetto a quanto sta succedendo oggi nel mondo? “Certo, dobbiamo realizzare quanto abbiamo in comune e quanto possiamo sentire empatia l’uno con l’altro e non importa dove uno è nato e da che cultura viene – risponde -. Io per esempio vivendo cinque anni a Boston, che è una città molto cosmopolita, ho imparato tante culture, ho amici cari di tutto il mondo… Vietnam, Corea, Giappone, Germania… e secondo me più ci avviciniamo ed impariamo l’uno dall’altro più cresce il senso di fratellanza, che siamo tutti uomini ed abbiamo tanto in comune… senza barriere”.

La musica di Yakir Arbib sposa questo indirizzo cosmopolita? “Credo di sì – afferma il musicista -, perché ascolto musica di tutto il mondo. Principalmente, sono un musicista classico, sono entrato nella musica jazz quando avevo 13 anni, ho fatto un cambiamento radicale dalla musica classica al jazz ed ho vinto vari premi internazionali. A 19 anni ho vinto il Premio Internazionale Massimo Urbani e sono stato segnalato alla Philology Jazz Records con cui ho inciso il primo disco ‘Portrait’. E poi sono tornato alla classica, e comunque ho sempre ascoltato musica di tutto il mondo, musica napoletana, musica giapponese, musica di Turkmenistan, e allora per me la mia musica almeno va al di là… io esprimo quello che devo esprimere e non gli do un nome, non ho un’intenzione, non cerco di promuovere un messaggio con la mia musica. Voglio solo esprimere me stesso e toccare la gente e dare qualcosa, ma la nazionalità o la cultura non è quello che penso quando mi esprimo, scrivo un nuovo pezzo”.

Il 5 agosto suona all’Etruria Musica Festival, Yakir Arbib cosa sta preparando per questa serata? “Il concerto sarà di repertorio completamente improvvisato perché io come compositore classico voglio seguire la linea dell’improvvisazione della musica classica, perché 200, 300 anni fa i grandi compositori che noi amiamo e stimiamo, Mozart, Brahms, erano dei grandi improvvisatori e improvvisavano i loro pezzi nei concerti, cioè scrivevano pezzi e improvvisavano pezzi – spiega il pianista e compositore -. L’improvvisazione è stata poi usata solo dal jazz. Oggi se chiedi a qualcuno per strada se si improvvisa la musica classica, dice sicuramente di no. Invece non è così. Chi conosce la storia della musica sa che questi spartiti che ci sono arrivati dai grandi maestri sono nati dalla loro grandissima capacità di improvvisare e poi hanno fermato su carta le loro idee. Quindi io suonerò un repertorio completamente improvvisato, partendo da temi di composizione miei e improvvisandoci sopra al momento. Ma saranno anche improvvisazioni partendo da temi del repertorio classico, per esempio il clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach,o l’Eroica di Beethoven o i Quartetti di Brahms, cioè prendo un tema conosciuto di musica classica, e sopra ci costruisco una composizione al momento completamente nuova e mia usando questi temi”.

Dopo Tarquinia dove andrà Yakir Arbib? “Andrò negli Stati Uniti per una tournèe di tre settimane dove facciamo uscire un mio disco nuovo – anticipa il musicista al VELINO - in duo con il grande batterista italiano Roberto Giaquinto. Lui vive a New York e suona con i migliori jazzisti al mondo. Abbiamo un duo che si chiama ‘Radio Intro’ e abbiamo registrato un disco che adesso uscirà e faremo dei concerti per questo in America”.