La giunta Raggi perde pezzi e in queste ore si cercano i sostituti dopo le cinque dimissioni che hanno travolto l’amministrazione capitolina. Sfumata la visita nella Capitale di Beppe Grillo che era atteso fra lunedì e martedì per un incontro con la sindaca e il direttorio per superare l’impasse. Ieri è stata la giornata più lunga di Virginia Raggi. È cominciata con un post su Facebook nel cuore della notte con cui la prima cittadina, dopo il no dell'Autorità nazionale anticorruzione, ha revocato la nomina del capo di gabinetto Carla Raineri. Subito dopo sono arrivate le dimissioni dell'assessore al Bilancio Marcello Minenna. E, come per effetto domino, quelle del presidente dell’Ama, Alessandro Solidoro nominato appena il 4 agosto scorso. Fedelissimo dell’assessore al Bilancio, il numero uno dell’Ama, quello che avrebbe dovuto fronteggiare l’emergenza rifiuti della Capitale, ha preferito ritirarsi. Quindi le dimissioni dei vertici Atac, vale a dire il dg Marco Rettighieri e l’amministratore unico Armando Brandolese. La Raggi ha riunito quel che resta della giunta spiegando che si stanno valutando personalità di grande caratura, e ha cercato di minimizzare assicurando che “siamo determinati a lavorare per il bene della città. Queste dimissioni non ci spaventano. Diamo fastidio ai poteri forti ma siamo uniti e determinati”. Stessa linea sposata dal vice presidente della Camera Luigi Di Maio che aveva parlato di una amministrazione capitolina nel mirino delle lobby.

Raggi non si è espressa pubblicamente sulla crisi politica che si è aperta in Campidoglio e ieri ha disertato l'assemblea dell'Aula capitolina. A parlare è stato invece il suo vice, Daniele Frongia. Quanto accaduto ha fatto emergere molti malumori tra i vertici M5S: dietro il passo indietro di Minenna e la revoca di Raineri ci sarebbe una sorta di guerra tra fazioni: da un lato Minenna-Raineri, dall'altro Salvatore Romeo e Raffaele Marra, considerati vicinissimi alla sindaca e a Frongia. Chi è intervenuto su quanto successo a Roma è stato invece un altro sindaco, quello di Parma, Federico Pizzarotti, che dal Movimento è stato sospeso: “la volontà è quella di lasciare che le varie correnti del Movimento lo logorino dall’interno?”. Piaccia o no, lo accettiate o no, è quello che sta avvenendo. Sono due anni che mi spendo per l’idea di un meetup nazionale, allo scopo di neutralizzare le correnti e per rendere pubblico il dibattito”, ha scritto Pizzarotti su Facebook.