“La legge antiusura, così com’è non va”. Parola si Ranieri Razzante, docente di legislazione antiriciclaggio all’Università di Bologna e accreditato consulente del Commissario antiracket, Santi Giuffrè. Che in questa intervista al Velino spiega perché, nonostante gli sforzi, le politiche di contrasto al fenomeno oggi fotografate dai dati, inquietanti, del Rapporto dell’Eurispes si siano dimostrate ad oggi inefficaci. “Innanzitutto gli usurai non tengono conto delle tabelle di Bankitalia. Con questo voglio dire che non smettono certo di prestare a strozzo il denaro per il solo fatto che siano stati fissati i tassi oltre i quali scatta per legge l’usura. Per colpire il fenomeno occorre dare invece carta bianca a magistrati e forze dell’ordine nel senso di rendere perseguibile condotte che portano a volte famiglie e aziende alla rovina, a prescindere dalle condizioni economiche a cui è dato in prestito il denaro.

Tenendo in massimo rilievo cioè il dolo e la colpa grave e cioè l’elemento psicologico: il volersi approfittare dello stato di necessità di chi si rivolge a questi soggetti. Che avrebbero potuto fare credito ad un certo tasso, ma ne hanno praticato un altro, maggiore, sapendo dello stato di difficoltà di chi lo chiede”.

Soggetti che per inciso non sempre o non solo sono riconducibili alla criminalità organizzata. “Nel nostro Paese – prosegue Razzante – esiste ed è molto fiorente l’usura di vicinato e cioè il rivolgersi ad una persona che ha già prestato denaro ad altri conoscenti”. Figure, spesso amici, ma non meno pericolose dell’usuraio per come viene rappresentato nell’immaginario collettivo. “Alla fine da quel circuito dal volto apparentemente umano non si esce più perché si finisce col perdere la casa o l’azienda. Si prendono la tua vita: ci sono storie di persone costrette a far prostituire le proprie figlie, a pagare in natura per ripianare il debito prima concesso a tassi ragionevoli e poi, via via, sempre più esorbitanti”.

“Poi c’è la partita delle finanziarie che si presentano come tali ma in realtà fanno esercizio del credito abusivamente e solo apparentemente a tassi legali” spiega Razzante che prova a dare qualche consiglio. “Innanzitutto c’è da fare uno scatto culturale: bisogna rivolgersi alle banche e alle finanziarie autorizzate, cioè a soggetti abilitati anche se chiedono qualche garanzia in più”. Ma qui l’obiezione è semplice. Cosa si fa se non si hanno quelle garanzie? Quale altra strada rimane? “Credo che vadano fatti funzionare in altro modo i Confidi affinché possano farsi garanti con le banche anche per le imprese in difficoltà, magari fino ad un certo credito”. E le famiglie? “Lo Stato – prosegue il consulente del commissario antiracket ma anche della commissione Antimafia- dovrebbe farsi carico di forme di garanzie per i cittadini che siano capaci di rispondere in tempi ragionevoli a richieste di aiuto per bisogni urgenti e improvvisi: le cure mediche o altre esigenze meritevoli di trovare risposte e documentate che rischiano di spingere chi ha bisogno di denaro tra le braccia degli usurai”.

“Bisogna insomma istituire un fondo di garanzia ad hoc e credo che sia fattibile e senza necessità di risorse immense, tra i 60 e i 70 milioni di euro. Credo profondamente però anche nell’educazione finanziaria, perché molte condizioni che poi si risolvono in un prestito usurario sono determinate dalla mancata consapevolezza di alcune scelte economiche. E credo che sarebbe un enorme passo avanti se gli sportelli antiusura di regioni e province intervenissero da questo punto di vista non sul post ma ex ante per evitare che si creino le condizioni per cadere in questa trappola”.