“Virginia andrà avanti e noi vigileremo”: è Beppe Grillo a chiudere ieri sera con questa sintesi sul palco a Nettuno la lunga giornata del Movimento 5 Stelle e della sindaca di Roma Virginia Raggi. Proprio quest’ultima, in un intervento sul blog di Grillo e in un post su Facebook, aveva chiarito la sua posizione. "Lo dico chiaro a tutti: saranno i pm a decidere se c'è una ipotesi di reato o si va verso una richiesta di archiviazione. Non i partiti o qualche giornale. Intanto, l'assessore deve continuare ad impegnarsi per ripulire la città. E si metta fine alle polemiche. Vogliamo leggere le carte della procura su Muraro stiate certi che, nel caso ravvisassimo profili di illiceità, agiremmo di conseguenza. Sconti non ne abbiamo mai fatti a nessuno e continueremo a non farli". La Raggi non era presente a Nettuno, dove lo stato maggiore dei pentastellati si è ritrovato sotto la guida di Grillo. “E’ stata una giornata complessa – ha ammesso il comico -, difficile. E sono euforico. La reazione di questo sistema a noi la sentiamo sulla pelle: ma è poco. Mi aspettavo un avviso di garanzia a me, che scovassero della coca, che scrivessero che quell’altro è omosessuale”.

“Stiamo sfondando un sistema incancrenito da cinquant’anni” ha detto Grillo che arringa alla folla radunata sotto il palco o ai balconi. “Vi dovete fare solo una domanda: ma questa cosa vi riguarda? Bisogna dire di no a questa gente, abbiate il coraggio di dire no anche nella vostra vita privata”. “Solo così non avranno scampo, italiani” ha detto il padre nobile del Movimento che ha fatto quadrato intorno alla sindaca di Roma. “Virginia Raggi sta reggendo benissimo: è in una situazione simile al primo sindaco negro del Mississipi. Noi siamo l’impossibile” ha detto cedendo poi la parola uno dopo l’altro agli altri esponenti di spicco a Cinque Stelle. In primis a Luigi Di Maio, finito nel mirino con l’accusa di aver taciuto di essere a conoscenza dell’indagine su Muraro. “Quando c’è stata Mafia capitale dove’erano i giornalisti?” ha esordito annunciando il No alle Olimpiadi poi ribadito con forza dal romano Alessandro Di Battista che ha messo sotto accusa quelli che si sentono "i padroni di Roma" . Ma Di Maio poi ammette sul caso Muraro: “ho fatto un errore, ho sottovalutato pensando che l’iscrizione fosse stata determinata dalle molteplici denunce dal manager di Ama del Pd”.

Ha rincarato la dose Roberto Fico, finito ieri nel vortice delle polemiche per aver disertato, per questioni interne al Movimento, la commissione di Vigilanza Rai. “Ancora facciamo paura al sistema che ci sta combattendo con tutte le sue forze. Ma noi, nel 2016 siamo ancora qui. Cerchiamo di raggiungere l’utopia del cambiamento, individuale e collettivo. E dobbiamo restare attaccati al territorio mentre il Parlamento ha un metodo di lavoro ottocentesco. Una gabbia che va distrutta” ha detto Fico invitando tutti a non mollare: “gli errori li supereremo insieme”. Acclamato l’intervento di Alessandro Di Battista che ha ammesso: "anche noi facciamo errori”. Ma ha poi snocciolato tutti gli errori determinati dalle scelte del governo e non solo, dalle banche alle pensioni, dal jobs act alle riforme. “Ho iniziato il mio tour perché Madama Boldrini aveva deciso 41 giorni di ferie alla Camera”. Noi “siamo entrati lì dentro per fare il meglio, per non essere sudditi di questi quattro cialtroni: se siamo uniti siamo un popolo inarrestabile”.