Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha sottolineato oggi dal palco della festa dell’Unità di Reggio Emilia la disponibilità a “lavorare con Virginia Raggi”, perché “il fanatismo di chi non crede al compromesso” è il fanatismo “di chi non conosce la bellezza e la nobiltà del dialogo e del confronto”. Nel suo intervento, Renzi si è detto “sinceramente dispiaciuto” per le ultime vicende del Comune di Roma e per le difficoltà della sindaca. Ma ha poi ricordato: “Se la loro reazione contro di noi è stata superficiale, con un attacco talvolta vile, con l’insulto, la polemica demagogica”, con la diffusione di un messaggio sulla base del quale ‘sono tutti uguali’, “noi – ha sottolineato Renzi - non dobbiamo scendere al loro livello”. “Noi – ha proseguito il presidente del Consiglio – non godiamo delle disgrazie altrui: ci colpisce la doppia morale, ma dobbiamo andare nel merito”. Sulle riforme costituzionali il premier ha ricordato che “sarà chiaro di cosa stiamo discutendo” quando “manderemo l’e-mail, il cartellone semplificato sulle riforme”. Ma “a Di Maio – ha ironizzato Renzi – gli facciamo la posta certificata, così siamo tranquilli”.

A proposito del terremoto in centro Italia e della ricostruzione, Renzi ha sottolineato la necessità di “ricostruire e ricostruire bene, anche grazie al modello emiliano a cui ci ispireremo e grazie al lavoro di Vasco Errani”. “Sarà bello tentare tutti insieme di dimostrare che l’Italia non è un insieme di sperperi come quelli che per troppi anni abbiamo visto anche per colpa di chi ci ha governato”. Sarà bello – ha aggiunto Renzi - far vedere che questo Paese può rappresentare un punto di riferimento nella ricostruzione per cogliere l’occasione per dimostrare che “su alcuni temi la politica non litiga”. La speranza – ha sottolineato – è che “ci diano una mano quelli di Lega e Sel, FI e Grillo, quelli che votano e quelli che non votano”. A proposito della riforma che sarà sottoposta al referendum, Renzi ha ricordato che “non è quella che dà più poteri al premier”. Di riforme del genere – ha spiegato – “ce n’erano due: una voluta da Berlusconi, una da D’Alema, ma non son passate”.