In Italia le Istituzioni fanno abbastanza per la cultura? “Questo dipende da cosa s’intende per Istituzioni. Per esempio, ci sono Istituzioni che fanno abbastanza, ci sono dei Comuni o anche delle Regioni che mettono a disposizione fondi che finanziano le iniziative meritevoli. E ci sono altre Istituzioni invece che non lo fanno. Forse la cosa più clamorosa è il fatto che in realtà l’Istituzione fondamentale, cioè il Ministero dell’Università, della Scuola e della Ricerca, il Miur, che dovrebbe essere quello che più di tutti fa per la cultura, perché gran parte della cultura poi passa per la scuola, è il Ministero poi invece che mi sembra più zoppicante da questo punto di vista”. Giorgio Simonelli, docente dell’Università Cattolica, entra nel dibattito “Istituzioni e Cultura in Italia”, promosso dal VELINO. “Da anni – continua il professor Simonelli -, c’è una tradizione negativa che ha visto sostanzialmente tagli alla scuola, tagli alla ricerca, livelli d’investimenti nella ricerca largamente inferiori alle medie europee, alle medie dei Paesi civili. È difficile dire le Istituzioni. Ci sono delle istituzioni che lavorano bene e sono tendenzialmente le istituzioni locali, e ci sono delle istituzioni che lavorano male e sono prevalentemente le istituzioni centrali”.

Se fosse ministro dei Beni culturali cosa metterebbe in cima all’agenda il professor Giorgio Simonelli, esperto dei media e autore di numerosi libri di cinema e tv? “Metterei in agenda, la cosa può sembrare paradossale, l’accorpamento del Ministero dei Beni culturali con il Ministero dell’Istruzione perché credo che quello che si debba fare fondamentalmente è ridare la centralità alla scuola”. “Va bene tutto. Vanno bene i tremila festival che ci sono. Vanno bene gli interventi sui musei dell’attuale Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Va benissimo il Salone del Libro e tutte le energie che il ministro sta profondendo per dare una soluzione dignitosa al problema del Salone del libro. Però il resto e l’idea che il luogo fondamentale della diffusione della cultura sia la scuola e che quindi i Beni culturali, una politica culturale debba passare principalmente verso la scuola – sottolinea il professor Giorgio Simonelli -. Quindi farei un Ministero dei beni culturali come un settore del Ministero della scuola. Non la chiamerei neanche Università, Ricerca, la chiamerei Scuola, perché quello è il luogo dove si formano i bisogni culturali, l’affermazione culturale, il senso della cultura, l’idea, la curiosità culturale”.