“Se passa il referendum sulla riforma costituzionale, anche la lotta alla povertà sarà più facile. Questo passaggio è cruciale per la revisione delle politiche sociali: il coordinamento dello Stato sarà più semplice e per i comuni sarà più facile, contestualmente, aderire ad una misura nazionale, come il reddito di inclusione, concepita come livello essenziale di assistenza”. Parola di Ileana Piazzoni del Pd che alla Camera è stata relatrice del ddl povertà ora all’attenzione del Senato. “Conto che venga approvato entro ottobre in modo da avere pronti i decreti attuativi dall’inizio di gennaio. E se vince il Sì al referendum tutto sarà più facile”, dice l’esponente dem che domani si confronterà sul tema della povertà in una tavola rotonda all’Isfol con Maurizio Sacconi e Nunzia Catalfo del M5S. “La lotta alla povertà non è infatti solo una questione di risorse, anche se ovviamente sono fondamentali: si stima che siano necessari cinque miliardi per i sussidi e altri due per il rafforzamento dei servizi sociali. Ma la vera rivoluzione dipenderà dalla nostra capacità di cambiare i servizi territoriali. Che in alcuni casi, nelle regioni virtuose già funzionano bene. Altrove però no, ed è bene dirlo. Per questo sono necessarie una serie di misure universali per non lasciare fuori nessuno. E in qualche modo anche per correggere le storture che si creano quando i sussidi dipendono esclusivamente dai bilanci comunali, dalla capacità o anche dalla volontà dei sindaci”.

Proprio per questo, a Costituzione vigente, occorre spingere i comuni ad associarsi per rafforzare i servizi sociali dotandoli anche delle professionalità adeguate: perché la povertà non dipende solo ad esempio dalla perdita del lavoro, ma anche da altri fattori come una malattia o una dipendenza. “E’ necessario che dappertutto, non solo nelle regioni in cui le cose già funzionano, rafforzare la capacità di presa in carico delle famiglie in difficoltà proponendo loro un progetto personalizzato” dice Piazzoni che spiega quale sia la logica del Sostegno per l’inclusione attiva (Sia), un progetto “che viene costruito insieme al nucleo familiare sulla base di una valutazione globale delle problematiche e dei bisogni e coinvolge tutti i componenti, instaurando un patto tra servizi e famiglie che implica una reciproca assunzione di responsabilità e di impegni. Le attività possono riguardare i contatti con i servizi, la ricerca attiva di lavoro, l’adesione a progetti di formazione, la frequenza e l’impegno scolastico, la prevenzione e la tutela della salute. L’obiettivo è aiutare le famiglie a superare la condizione di povertà e riconquistare gradualmente l’autonomia”.

Piazzoni si è spesa anche su altri fronti, come quello della riforma dei centri per l’impiego. E non nasconde come la lotta alla povertà passi anche per altre problematiche come quella della mancata occupazione femminile o delle politiche abitative. “Il contrasto alla povertà – dice – si fa con un approccio integrato. E con una visione d’insieme. Certo i sussidi sono utilissimi per chi è in una condizione di indigenza. Però la politica deve fare di più e meglio, anche assumendosi la responsabilità di un diverso approccio al welfare: non è possibile, ad esempio, che l’accompagno sia previsto a prescindere dalle condizioni delle famiglie del disabile. O che l’assegno sociale spetti anche a chi per una vita abbia lavorato in nero”. Storture fonte di iniquità e che limitano le risorse a disposizione di chi avrebbe davvero bisogno.