“Alla stabilità dei figli bisognerebbe pensarci con delle norme fatte bene. Con delle riforme vere e non finte, o fatte solo per fornire dati fittizi. Mi riferisco in particolare al Jobs act: una riforma che non è una riforma, su cui il presidente del Consiglio basa tutti i suoi interventi al livello europeo, nazionale e internazionale. Gli ultimi dati parlano chiaro sull’aumento dell’utilizzo dei voucher che non fanno altro che nascondere lavoro sommerso”. Così Nunzia Catalfo, senatrice M5S e componente della commissione Lavoro di palazzo Madama, commenta – conversando con IL VELINO – le recenti affermazioni di Matteo Renzi al Vertice Ue di Bratislava ('la stabilità più importante - ha detto il premier - è quella dei nostri figli prima ancora delle regole'). “L’Italia ha bisogno di stabilità reale – prosegue la senatrice M5S -, con una riforma del lavoro che abbia delle fondamenta, con investimenti nei servizi per l’impiego, con la giusta formazione, con un piano di sviluppo industriale reale e con il reddito di cittadinanza che noi proponiamo da tempo”.

A proposito del reddito di cittadinanza e delle misure messe in campo per combattere la povertà “mi piacerebbe che su questo tema si passasse dalle parole ai fatti – commenta Catalfo, che oggi partecipa al seminario Isfol 'Lotta alla povertà: una svolta per l’Italia?'. La nostra proposta giace in commissione da più di un anno e mezzo, mentre il ddl del governo stanzia risorse che sono irrisorie e non risolvono il problema”. Per dare corpo alla proposta M5S servirebbero risorse, (una stima è stata avvalorata dagli studi Istat sul disegno di legge) pari a 14,9 miliardi di euro. Catalfo spiega poi i punti di differenza tra le proposte del M5S e quelle del progetto dell’Alleanza di contrasto alla povertà , il cartello di organizzazioni, tra le quali l’Anci, che hanno deciso di far convergere gli sforzi verso il comune obiettivo di introdurre nella legislazione italiana il “reddito di inclusione sociale”. Innanzitutto la valutazione della soglia di povertà: “Noi partiamo dalla povertà relativa mentre loro utilizzano la soglia di povertà assoluta.

Inoltre - aggiunge la senatrice M5S - loro puntano sulla gestione comunale ma secondo noi, con la moltitudine di persone che versano in condizione di povertà assoluta (quasi 4,6 milioni di persone, secondo gli ultimi dati Istat, ndr) o che sono a rischio povertà, come può il servizio sociale dei comuni prendere in carico una tale mole di persone? Nella nostra proposta di legge - prosegue Catalfo - è previsto il sistema integrato: la presa in carico avviene da parte del centro per l’impiego che aiuta alla formazione e all’inserimento lavorativo. Il servizio sociale può intervenire in maniera più fattiva qualora ci troviamo davanti a una situazione di grave incapienza e di emarginazione grave. Infine la casa: “Loro individuano la soglia povertà e poi danno un contributo suppletivo per il pagamento dell’affitto. Noi abbiamo individuato una soglia unica per tutti perché devono avere la possibilità di vivere anche quelle famiglie italiane che hanno un mutuo da pagare ma si sono impoverite, perché hanno perso il lavoro o si trovano in difficoltà lavorative”.