La direzione è buona, anche se c’è ancora molto da fare. Lo dice il presidente della commissione Affari sociali della Camera, Mario Marazziti a proposito delle misure sul contrasto alla povertà. “Per la prima volta sono state approvate misure che prevedono un impegno di spesa per un miliardo destinate alle persone in condizioni di fragilità. Misure che impegnano inoltre il governo a reperire altre risorse: servirebbero sei o sette miliardi. Ma quel che è rilevante è il segnale che si è inteso dare: non si tratta di strumenti di mero assistenzialismo, ma che, chiamando in causa i servizi sociali, puntano a costruire a tutto tondo un’alleanza con le persone in difficoltà volta alla loro inclusione sociale”.

“Si tratta di una prospettiva nuova: si va verso una misura universalistica che implica, inoltre, un cambio di mentalità significativo” spiega l’esponente del Democrazia solidale-Centro democratico (Ds-Cd). Che, nella stessa ottica, vorrebbe fosse concepita un’altra misura destinata all’inclusione, specie per i giovani e per quanti ingrossano le fila dei cosiddetti neet e cioè i ragazzi che non studiano e non lavorano. “Dovrebbe essere costruita una misura di servizio civile universale, prevedendo un piccolo salario, diciamo 500 euro, per l’impiego in lavori socialmente utili per le comunità. In questo modi si ricostruisce un ethos nazionale a partire da chi oggi si sente ed è tagliato fuori”.

“La povertà è antica come la Bibbia” dice Marazziti che, ha proposto, tra l’altro l’istituzione di una Giornata della povertà. “E’ dal 1993 che l’Onu chiede agli Stati di dedicare a questa condizione un momento di riflessione. Certo, la povertà non si risolve con questo, ma è bene ricordarsi che viviamo nella parte ricca del mondo. E le difficoltà in cui versano ampie fasce sociali in Italia, non deve spingerci ad abdicare ad una responsabilità internazionale. A quel patto tra Europa ed Africa, ad esempio, che può essere occasione di sviluppo e di riscatto”.