Sarà giudicato oggi Ardit Ferezi, un hacker di origine kosovara che ha violato la cyber security degli Stati Uniti aiutando l'Isis a entrare in possesso delle informazioni personali di oltre mille funzionari del governo e militari Usa. A deliberare sulla sorte del ventenne, arrestato l'anno scorso in Malesia, sarà la Corte federale di Alexandria in Virginia. Rischia una pena fino a 25 anni di carcere, mentre i suoi avvocati difensori sostengono che non rappresenti una reale minaccia e hanno chiesto una pena massima di sei anni di reclusione. Il giovane ha hackerato i server di una compagnia privata ed è riuscito a rubare elenchi di nomi, indirizzi, password e numeri telefonici di oltre 1.300 persone la cui mail finisce in ".gov" e ".mil". Successivamente, li ha passati a un noto esperto informatico del Daesh, Junaid Hussain (ucciso poi in un attacco con droni ad agosto del 2015), il quale ha postato la lista sui siti internet e sui social media legati allo Stato Islamico, che ha minacciato di colpire le persone che vi fanno parte. Ferizi, apparso per la prima volta in aula il 28 gennaio di quest'anno, è diventato la prima persona negli Stati Uniti ad essere accusato sia di violazioni informatiche sia di terrorismo.

Riguardo alle accuse, l'assistant procuratore generale John Carlin, ha spiegato qualche mese fa che "si tratta del primo caso di questo tipo. Il nostro obiettivo è far sì che Ferizi sia riconosciuto colpevole sia per aver rubato informazioni sia per il ruolo ricoperto nelle operazioni di targeting da parte dell'Isis verso i dipendenti del governo Usa". Su di lui, che stava studiando informatica quando fu arrestato lo scorso ottobre, si ritiene che sia uno dei membri del Kosovo hacking team, anche noto come "Kosova's Hacker's Security" o Khs. La formazione ha rivendicato oltre 20 mila cyber attacchi, tra cui quelli all'Interpol, alla divisione di ricerca sulla cybersecurity della Ibm e quelli diretti verso migliaia di profili governativi pro-Serbia.