Il diritto ai permessi mensili retribuiti previsti dalla legge 104 per assistere un familiare disabile vanno riconosciuti anche al convivente 'more uxorio'. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. Nonostante Inps e Presidenza del Consiglio si fossero costituiti in giudizio per chiedere di mantenere il regime di esclusione del beneficio per i conviventi.

L’Istituto di previdenza in particolare, nella memoria deposita alla Consulta ad inizio 2015 aveva richiamato la giurisprudenza costituzionale “che ritiene non assimilabili la famiglia di fatto e quella fondata sul matrimonio, l’una caratterizzata dall’affectio quotidiana, liberamente e in ogni caso revocabile, e l’altra dalla stabilità, certezza, reciprocità e corrispettività dei diritti e dei doveri da essa scaturenti, con conseguente ragionevolezza della non automatica parificazione delle due situazioni e dunque della diversità di trattamento fra i rispettivi regimi”.

Per l’Inps la mancata inclusione del convivente more uxorio tra i beneficiari dei permessi retribuiti mensili trova “una ragionevole giustificazione nella necessaria correlazione tra l’erogazione dei fondi pubblici e la preesistenza di un rapporto giuridico certo qual è quello della famiglia fondata sul matrimonio”. Insomma per l’Istituto l’ostacolo al riconoscimento del permesso retribuito dipende “dalla autonoma scelta dei conviventi di non conformarsi allo statuto della famiglia legittima e, dall’altro, tale beneficio di carattere meramente economico risulta di difficile inquadramento tra i diritti inviolabili dell’uomo presidiati dall’articolo 2 della Costituzione”.

Dello stesso tenore la memoria che era stata depositata, sempre a gennaio 2015 dal Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato. Che chiedeva alla suprema Corte di rigettare il ricorso: “il legislatore ha inteso correlare il diritto ai permessi retribuiti agli obblighi giuridici di assistenza che si impongono nell’ambito della famiglia fondata sul matrimonio”. L’istituto del permesso mensile retribuito, ugualmente al congedo straordinario – aveva osservato l’Avvocatura generale – troverebbe un corrispettivo nei particolari obblighi giuridici che il coniuge assume con il matrimonio e non solo in un generale dovere di solidarietà sociale:  e in quest'ottica solo la famiglia fondata sul matrimonio avrebbe la "particolare idoneità ad assicurare le forme di assistenza riconosciute ed incentivate dal legislatore nella sua discrezionalità”. Impostazione che la Corte Costituzionale, con la sentenza di oggi,  ha decisamente disatteso.