“Ci si appresta a pubblicare il bando di gara per l’accoglienza e la biglietteria dell’area archeologica forse più importante al mondo, quella del Colosseo”. Ad annunciarlo, in una lettera ad Affari&Finanza, è il ministro Dario Franceschini. L’occasione è il punto sullo stato dei servizi di accoglienza nei musei italiani (biglietterie, ristorazione, bookshop): “Entro il 2017 tutti i servizi aggiuntivi ora in proroga nei musei statali saranno messi a gara, aprendo finalmente questo importante mercato a una reale concorrenza”, scrive il responsabile dei Beni culturali. E Consip, la centrale unica degli acquisti designata quale gestore del processo, ha già avviato “le prime procedure per la ristorazione in diversi siti”. Il piatto forte si preannuncia tuttavia proprio il bando per la biglietteria del Colosseo (nel 2015 i visitatori sono stati 6,7 milioni), considerato che è da qui che proviene la dotazione della Soprintendenza speciale capitolina.

Per questo sull’Anfiteatro Flavio si appunteranno inevitabilmente gli occhi per misurare il successo del nuovo corso lanciato da Franceschini. Numerose le ragioni. Innanzitutto perché l’ultimo che aveva provato a riordinare il settore era stato nel 2010 l’allora direttore generale Mario Resca, senza particolare fortuna: dopo aver pagato 200 mila euro le linee-guida a una società privata, i bandi furono oggetto di ricorsi e contestazioni che finirono davanti alla giustizia amministrativa. Risultato: nulla di fatto. E così anche al Colosseo dal 2009 si va avanti con proroghe annuali del servizio, che dal 2001 viene svolto dall’ati Electa Mondadori-Coopculture.

La ripartizione degli incassi, che assegna il 14 per cento al concessionario, non è mai stata ritoccata: nel 2015 alla Soprintendenza sono andati 47 milioni e all’ati Electa-Coopculture quasi 6,6. Col nuovo bando il ministero potrebbe spuntare condizioni migliori. Non solo sui ticket. Ad esempio da audioguide, visite guidate e prenotazioni lo Stato non guadagna nulla e gli introiti finiscono interamente ai concessionari.

Libri e gadget attualmente fruttano invece il 30 per cento in siti di pregio come i bookshop di Foro Romano, Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e quello al primo piano del Colosseo. E la percentuale scende ulteriormente al 10 per cento nei punti vendita di Terme di Diocleziano, Crypta Balbi, Terme di Caracalla, Appia Antica e in quello al piano terra del Colosseo. Il motivo? Sono meno frequentati e quindi ritenuti meno appetibili. Eppure nel 2015, a fronte di una ripartizione assai più generosa per i concessionari, hanno incassato la metà rispetto alle librerie “di serie A”: 1,77 contro 3,58 milioni.