Poche risorse e non sufficienti, scarso investimento nel patrimonio diffuso e meno conosciuto del Paese, molto sfruttamento del lavoro dei giovani ricercatori. Questo il quadro, molto negativo, della politica culturale del governo Renzi secondo la deputata di Sinistra italiana Annalisa Pannarale, membro della commissione Cultura della Camera. “Se l’obiettivo è quello di mettere al centro la tutela e la valorizzazione costituzionale del paesaggio e del nostro patrimonio, la linea del governo non è coerente, visto che purtroppo si preferisce accentrare tutto nelle mani della politica”, dichiara al VELINO Pannarale che aggiunge: “E’ difficile individuare quale sia la politica culturale dell’esecutivo, predominano gli annunci e si trascurano la dignità dei lavoratori e gli investimenti seri”.

Un esempio recente, spiega Pannarale, “è l’iniziativa bellezza@governo, di per sé anche interessante perché andrebbe a puntare sui luoghi culturali diffusi, più piccoli e spesso trascurati. Ma è rimasto uno ‘spot’, visto che dopo l’impegno preso in televisione dal presidente del Consiglio non si è tramutato in decreto ed è rimasto lettera morta”. Si tratta, rileva la deputata Si, “dell’ennesimo ‘gioiellino’ di quella politica fatta di tanti annunci e zero risultati concreti”.

Pannarale critica anche la riforma del Mibact che finirà per creare “una grande situazione di sofferenza” e “un problema all’interno dell’amministrazione culturale per mancanza di risorse umane”. L’esponente di Sinistra italiana segnala tra gli aspetti più negativi “la norma del silenzio assenso contenuta nella legge Madia, l’accorpamento delle sovrintendenze che confluiscono nelle prefetture e la campagna di demonizzazione dei diritti dei lavoratori del settore culturale”. Nel nostro Paese, “ci sono eccellenze altissime nel mondo dell’archeologia, delle biblioteche, degli archivi, ma non vengono sfruttate”, sottolinea Pannarale che conclude: “Oppure vengono sfruttate sottoforma di volontariato, cioè non sono retribuite. Basti pensare ai bandi che utilizzano il lavoro dei giovani, laureati e dei dottori di ricerca in maniera surrettizia”.