"Stiamo cercando di infliggere un duro colpo al traffico di droga". Lo ha detto il procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla, illustrando i dettagli dell'operazione dei carabinieri del comando provinciale di Cosenza, denominata "Piramide" che ha portato all'esecuzione di dodici provvedimenti tra arresti, domiciliari e obblighi di firma nei confronti dei presunti appartenenti ad una banda dedita allo spaccio. Coinvolte anche quattro donne e due coppie imparentate tra loro. In carcere sono finiti Gianni Bevilacqua (37 anni); Fabio Bevilacqua (25 anni); Rocco Madio (37 anni). Arresti domiciliari per Katiuscia Arena (31 anni); Monica Madio (35 anni); Luisa Bevilacqua (33 anni); Caterina Pugliese (41 anni). Altre cinque persone sono state sottoposte all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Castrovillari Letizia Benigno su richiesta del pm Valentina Draetta e del procuratore Eugenio Facciolla. "Questa operazione va letta con le altre che abbiamo già condotto e stiamo conducendo - ha detto Facciolla -. Ci sono molte donne coinvolte che riescono a gestire gli affari. Sono ben inserite in questi traffico. Le donne sono diventate sempre più presenti sia perché gli uomini sono in carcere e sia perché non sono note alle forze dell'ordine e quindi riescono a sfuggire ai controlli. Le indagini sono partite da una serie di incendi di autovetture e poi da lì sono nate attività investigative e intercettazioni. Le indagini sono durate poco tempo, c'è voluto di più per ottenere i provvedimenti del gip a causa della carenza di organico. Sono stati ricostruiti più di trenta episodi di vendita di sostanza stupefacente. I soggetti usavano un linguaggio criptico. Anche i cani hanno dato una mano per rinvenire la droga. In quindici giorni in tre diversi interventi siamo riusciti a bloccare un bel traffico. Per questo ringrazio sempre più il colonnello Ottaviani, tutti o carabinieri e il comandante della compagnia di Castrovillari. Il linguaggio criptico utilizzato è stato di interesse investigativo". Il procuratore Facciolla ha spiegato i rapporti con il clan degli Zingari di Cosenza: "Non siamo riusciti a individuare la droga da quale cosca proveniva. Abbiamo documentato che il canale di approvvigionamento era Cosenza ma non abbiamo avuto altri elementi altrimenti avremmo avvisato la Dda. Sappiamo che venivano a rifornirsi a Cosenza ma non possiamo documentare dove".

Il colonnello Fabio Ottaviani, comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, ha illustrato i dettagli dell'operazione: "La droga si "celava" nelle telefonate con le solite frasette. L'aspetto più interessante è il legame familistico tra le persone coinvolte. La sostanza stupefacente principalmente smerciata era la cocaina". Il comandante della compagnia di Castrovillari, il tenente Massimo Cipolla ha spiegato nei dettagli il legame familiare: "Ci sono due coppie: una è scoppiata. Perché c'era una dinasty familiare in cui sono emerse anche tradimenti e rapporti più complessi. La droga veniva spacciata prevalentemente a Castrovillari. Erano persone per lo più disoccupate che traevano sostentamento da queste attività. Come sottolinea il gip queste persone non erano strutturate in una organizzazione ma in una "solidale collaborazione", in cui capitava che si aiutavano a vicenda essendoci appunto dei rapporti familiari. Il canale di approvvigionamento era sicuramente Cosenza".