Rovesciare il concetto per dire che all’arte e alla cultura non si può dare un valore economico, perché sono valori assoluti, sopra a tutto. Ed è vero che con l’arte ci si può mangiare, ma è solo una conseguenza. A dirlo al VELINO è il premio Campiello Antonio Scurati che fa una fotografia dello stato di salute di uno dei grandi potenziali italiani: “il problema è che tutto il mondo occidentale ha, come ultimo grande valore rimasto all’orizzonte, quello economico. Per questo sente la necessità di affiancare l’arte ai parametri economici”, spiega. “Anche la parola ‘patrimonio artistico o culturale’ è inadeguata”.

“Ciò che chiamiamo arte e cultura – prosegue Scurati – vive di vita propria e ha un valore che non deve necessariamente essere legato a un prezzo, ovvero alla capacità di produrre ricchezza”. Sebbene “la nostra classe dirigente politica si sia finalmente resa conto che con la cultura si può mangiare, secondo me il nostro ‘patrimonio’ artistico e culturale andrebbe tutelato e valorizzato proprio nella misura in cui non ha prezzo”, insiste. “Nella misura invece in cui rappresenta un valore assoluto civile, sociale, politico e spirituale che non ha un equivalente economico”.

“Io credo che soprattutto nel mondo odierno occidentale in cui l’ultimo valore rimasto all’orizzonte e condiviso da tutti sembra quello economico, il modo migliore per far sfruttare il patrimonio artistico e culturale è pensarlo come qualcosa che orbita nell’ambito dei valori finanziari”, precisa ancora lo scrittore.

“Il modo occidentale ha un enorme bisogno di valori non traducibili in denaro. Se pensiamo a tutte le cose per cui siamo disposti a spendere sono cose a cui riconosciamo un valore assoluto intangibile. Occorre rovesciare la prospettiva: in questo modo il nostro patrimonio finirà con il produrre anche ricchezza per tutti. Perché la gente fa ore di coda per scorgere un solo petalo dei girasoli di Van Gogh? Perché ci si proietta un valore assoluto che di conseguenza produce anche ricchezza. Van Gogh in tutta la sua vita – prosegue ancora Scurati - vendette un solo quadro. E lo comprò suo fratello”.

Secondo il premio Campiello “quando si cerca di dare un valore certo all’arte si sta dando una lettura sbagliata”. Ma ha fatto abbastanza questo governo? “C’è ancora moltissimo da fare”, spiega Scurati. “Una rivoluzione culturale è necessaria per il recupero della nostra cultura. Il punto di partenza di qualsiasi azione politica di riappropriazione civile della nostra cultura dovrebbe essere quella di fermare l’agonia delle nostre città d’arte”.

“Ho detto al ministro Franceschini – continua Scurati - che il capo di Governo o lo statista che avviasse a una fase politica di rivitalizzazione delle nostre città d’arte passerebbe alla storia. E questo Renzi lo sa benissimo perché è stato sindaco di una delle due città più agonizzanti dal punto di vista delle tradizioni culturali. Firenze e Venezia. Un luogo comune in questo caso quanto più vero. Basti pensare – conclude – che Venezia ha dimezzato la propria popolazione residente e l’Unesco minaccia di toglierle il patrocinio dato che la tradizione che l’ha resa famosa nel mondo si è ormai deteriorata”.