“In Italia la ripresa continua a ritmi moderati. Dopo l’andamento stazionario nel secondo trimestre, il Pil avrebbe registrato una variazione leggermente positiva nel terzo trimestre, in base alle informazioni disponibili sul clima di fiducia della famiglie e imprese, sul commercio estero, sulle immatricolazioni di autoveicoli, sui flussi di traffico delle merci e sui consumi elettrici”. Lo scrive la Banca d’Italia nell’ultimo Bollettino economico. “L’occupazione cresce più del prodotto, riflettendo anche gli effetti delle misure adottate dal Governo in tema di decontribuzione e di riforma del mercato del lavoro. Nel secondo trimestre l’occupazione è risultata più alta dell’1,8 per cento rispetto a quella di un anno prima; il tasso di disoccupazione è sceso all’11,5 per cento e la disoccupazione giovanile è ulteriormente diminuita”. “Il Governo ha rivisto al ribasso le stime di crescita del prodotto dell’Italia, in linea con le recenti informazioni congiunturali e con l’indebolimento del contesto internazionale: nel quadro a legislazione vigente, il PIL aumenterebbe dello 0,8 per cento quest’anno e dello 0,6 nel 2017; la stima si colloca nella parte inferiore di quelle dei principali previsori. Nello scenario programmatico si prospetta per il prossimo anno una espansione più elevata di 0,4 punti. L’entità dell’effetto dipenderà dalla natura e dalle modalità degli interventi che il Governo intende realizzare. Per il sostegno alla crescita appare utile concentrarsi su misure per favorire gli investimenti”. “Prosegue, pur se ancora con qualche incertezza, la riattivazione del ciclo del mercato immobiliare. Nei mesi primaverili il numero di compravendite di abitazioni ha accelerato al 6,4 per cento (da 5,7), collocandosi sui livelli più elevati dalla fine del 2011”. “Gli investimenti si sono riavviati, ma la crescita è modesta rispetto agli altri paesi dell’area e a quanto tipicamente si osserva all’uscita da episodi recessivi. Gli investimenti non sono più frenati dalle condizioni di accesso al credito ma risentono delle prospettive della domanda ancora deboli. Un ritorno ai ritmi di investimento osservati prima della crisi, oltre a rafforzare la ripresa ciclica, innalzerebbe la crescita potenziale in Italia di oltre mezzo punto percentuale”. “L’esito del referendum nel Regno Unito non ha avuto finora ripercussioni di rilievo sui mercati finanziari internazionali; la crescita globale rimane tuttavia modesta”. “Nell’area dell’euro la crescita non ha finora risentito dell’incertezza globale, ma in prospettiva potrebbe riflettere l’indebolimento della domanda mondiale. L’inflazione dovrebbe risalire nei prossimi mesi, ma l’andamento di fondo non mostra segnali di aumento duraturo e resta fonte di preoccupazione”. “Le quotazioni azionarie delle banche si sono ridotte nel corso dell’anno, per un ridimensionamento delle aspettative sulla loro redditività, ma si sono decisamente ridotti i premi per il loro rischio di default”.