"Vi sono aree del Paese ancora in mano ai poteri criminali, aree in cui lo Stato riesce molto a fatica, o non riesce affatto, a far valere il potere superiore della legge. E vi sono ancora zone grigie nei rapporti tra poteri mafiosi e poteri dello Stato, in cui non c'è stata una cesura netta ed una coraggiosa quanto dovuta presa di distanza da parte delle amministrazioni pubbliche". Lo ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando, intervenendo alla giornata conclusiva dei lavori del convegno 'Il processo di mafia trent'anni dopo', alla Corte di Cassazione. "Ma la mafia non ha vinto - ha proseguito il ministro -. Lo Stato ha saputo reggere l'urto della tremenda iperbole di violenza criminale" delle stragi degli anni '90 "e ha saputo adottare nuove e più rigorose linee di condotta. Anzitutto nella formazione di un complesso sistema normativo, di diritto sostanziale e processuale, ma poi anche nell'innovazione sul piano delle strutture giudiziarie, costruite secondo le intuizioni di Giovanni Falcone. Esse hanno sicuramente messo la magistratura e le forze dell’ordine in condizione di incidere più in profondità sul fenomeno mafioso, in particolare attraverso le indagini patrimoniali, l’individuazione delle risorse illecite e dei canali di riciclaggio".

Orlando si è poi soffermato sull'antimafia. "Più ancora che i simboli - ha precisato - dobbiamo rilanciare le ragioni della lotta alla mafia, verificare le prospettive con cui la comprendiamo, rielaborare le tipicità sanzionatorie e riuscire ad applicarle con maggiore efficacia". E "nasce da questa convinzione l’idea di avviare un percorso nuovo, che porti alla convocazione degli Stati Generali dell'Antimafia. Un percorso analogo a quello che abbiamo già sperimentato per l’esecuzione penale: una mobilitazione sociale e civile che funzioni da 'incubatore' culturale per i provvedimenti di riforma, che ne prepari il terreno". Infine, il ministro ha detto che "va scongiurata la possibilità che i beni mafiosi ritornino, anche in maniera indiretta, nelle mani del potere criminale". "Sarebbe una sconfitta per la credibilità dello Stato proprio dove la sua attenzione deve essere massima", ha concluso.