Cambia il modello italiano di povertà. Non sono più gli anziani i più indigenti, come accadeva in passato: oggi la povertà assoluta risulta "inversamente proporzionale" all'età, cioè diminuisce con l'aumentare degli anni. Lo sottolinea il rapporto sulla poverta' e l'esclusione sociale dal titolo "Vasi comunicanti",diffuso oggi dalla Caritas in occasione della Giornata mondiale contro la poverta'. Se si analizzano i dati disaggregati per classi si nota come l’incidenza più alta si registra proprio tra i minori, gli under 18, seguita dalla classe 18-34 anni; al contrario gli over 65, diversamente da quanto accadeva meno di un decennio fa, si attestano su livelli contenuti di Disagio.

Tra le novità emerse dal rapporto sulla povertà "Vasi comunicanti" emerge inoltre che pur essendo soprattutto gli stranieri a chiedere aiuto ai Centri di Ascolto della Caritas, per la prima volta, nel 2015, al Sud la percentuale degli italiani ha superato di gran lunga quella degli immigrati: gli stranieri al Nord rappresentano il 64,5% delle persone ascoltate (a livello nazionale il 57,2%); nelle regioni del Mezzogiorno al contrario sono gli italiani a costituire la maggioranza assoluta del totale. Emergono quindi due diversi profili di povertà: un Nord e un Centro per i quali il volto delle persone aiutate coincide per lo più con quello degli stranieri; un Mezzogiorno più povero e con una minor incidenza di immigrati, dove a chiedere aiuto sono prevalentemente famiglie di italiani. Anche le regioni del Centro-Nord, tuttavia, nel corso degli anni hanno registrato un vistoso aumento del peso degli italiani. A livello territoriale, oggi come in passato, è ancora il Mezzogiorno a vivere la situazione più difficile; in queste aree si registra, infatti, l’incidenza più alta misurata sia sugli individui (10,0%) che sulle famiglie (9,1%). E, proprio al Sud, dove vive il 34,4% dei residenti d’Italia, si concentra il 45,3% dei poveri di tutta la nazione.