Oltre 150 carabinieri del comando provinciale di Crotone hanno setacciato i comprensori di Belvedere Spinello, Rocca di Neto, Caccuri, Cerenzia e Castelsilano, nonché di San Giovanni in Fiore e varie località delle province di Milano, Pavia, Varese e Monza-Brianza, coadiuvati in fase esecutiva dagli organi operativi territorialmente competenti e dalle unità speciali dell’Arma del “Gruppo operativo Calabria” e dello “squadrone eliportato cacciatori Calabria” di Vibo Valentia, per la cattura di 30 persone ordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Altre 6 misure, adottate nell’ambito della medesima ordinanza, sono state eseguite dalla polizia di Stato (squadra mobile e divisione anticrimine di Catanzaro, con l’ausilio della squadra Mobile di Crotone, nonché dei reparti prevenzione crimine Calabria di Vibo Valentia e Cosenza) in esito ad autonome, convergenti attività d’indagine specificamente afferenti ad altrettante persone. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di: associazione di tipo mafioso (sia in termini di appartenenza organica che di concorso esterno), omicidio, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni, favoreggiamento in favore di latitanti, ricettazione, anche di macchine agricole, violazioni in materia di armi.


I provvedimenti, adottati dal gip di Catanzaro Antonio Battaglia, hanno smantellato una potente e pericolosa struttura di ‘ndrangheta nota con la denominazione di “locale di Belvedere Spinello” e che vantava addentellati su sei località distribuite tra la provincia di Crotone (Belvedere Spinello, Rocca di Neto, Caccuri, Cerenzia e Castelsilano) e Cosenza (San Giovanni in Fiore), contando anche su propaggini operative in Lombardia (una ‘ndrina distaccata radicata nella città di Rho, alla periferia nord di Milano). Proprio il numero delle cittadine calabresi epicentro dell’organizzazione ha ispirato il nome convenzionale dell’odierna operazione ('Six towns'), che ha preso spunto dalle indagini mediante riscontri di sorveglianza elettronica e “sul terreno” coordinate dai pm Vincenzo Luberto e Domenico Guarascio, con la supervisione del procuratore capo, Nicola Gratteri della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ai carabinieri del nucleo investigativo di Crotone e, per la parte di competenza, alle squadre mobili di Catanzaro e Crotone della polizia di Stato.