La Corte costituzionale, chiamata ad esprimersi sul futuro della legislatura regionale calabrese, ha dichiarato inammissibile il ricorso ("per carenza di interesse") presentato dalla Democrazia Cristiana che mirava a ottenere la dichiarazione di illegittimità costituzionale della ultima legge elettorale e, dunque, il ritorno al voto. Questa mattina, relatore Giuliano Amato, i giudici della Consulta hanno esaminato il complesso 'caso Calabria'. L’oggetto è: 'Articolo 1, c. 1°, lett.a), legge Regione Calabria 12/9/2014 n.19, che abroga articolo 1, comma 2°, secondo periodo, legge Regione Calabria 7/2/2005 n. 1'. In pratica la contestazione deriva dal fatto che la nuova legge elettorale con la quale si è votato l’attuale Consiglio è stata promulgata dal consiglio in regime di prorogatio cioè dopo le dimissioni dell’alllora governatire Peppe Scopelliti.

E' entrato nel vivo, invece, con l'esame del ricorso presentato dalla forzista Wanda Ferro, che reclama un posto in consiglio regionale - a scapito del verdiniano Ennio Morrone - essendo stata la migliore perdente tra i candidati alla presidenza della Regione. Il Tar, alla quale Ferro si era rivolta, contestando l'approvazione della legge elettorale con un Consiglio operante in regime di prorogatio, ha ritenuto la materia di competenza della Corte costituzionale e aveva inviato gli atti alla Consulta. C'è un precedente, a questo proposito, e riguarda la Regione Abruzzo: la Consulta ha sancito che in regime di prorogatio non si possono adottare norme che non siano di "ordinaria amministrazione". Allo stesso tempo, sempre i giudici costituzionali, hanno sancito che il varo di una nuova legge elettorale in prossimità delle elezioni non è certo cosa di «ordinaria amministrazione». La sentenza arriverà tra circa un mese.