AGRICOLAE riporta nel link qui di seguito le interrogazioni, le interpellanze, gli ordini del giorno e le risoluzione che vengono quotidianamente presentati alla Camera e al Senato a tutela del made in Italy agroalimentare. Pesca, agricoltura e industria alimentare in primo piano per i deputati e i senatori che lavorano gomito a gomito o uno contro l'altro, per cambiare la vita di chi lavora di terra e di mare. Oggi l'interrogazione di Fabiana Dadone, M5S, sulla certificazione del biologico; De Pietro, Misto Camera, sull'etichettatura alimenti e Donatella Albano, Pd Senato, sull'economia ittica. Qui a seguire il testo integrale

INTERROGAZIONE DADONE, MOVIMENTO 5 STELLE CAMERA, SU CERTIFICAZIONE BIOLOGICO

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-09798

presentato da

DADONE Fabiana

testo di

Martedì 18 ottobre 2016, seduta n. 694

DADONE. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
in data 10 ottobre 2016 la trasmissione televisiva Report, condotta da Milena Gabanelli, apriva la stagione con un servizio intitolato «Bio illogico» prodotto a seguito dell’inchiesta aperta dalla procura di Pesaro, «Vertical Bio», che ha visto la richiesta di rinvio a giudizio per gli imprenditori e i funzionari dei due enti di certificazione che operavano nel settore del biologico in diversi Paesi dell’est Europa;
secondo quanto si apprende dagli organi di stampa la magistratura di Pesaro accuserebbe gli imputati di aver portato nel nostro Paese 350 mila tonnellate di prodotti contaminati da pesticidi facendoli passare come biologici. Grano duro proveniente dalla Romania sarebbe stato venduto al pubblico come grano biologico, quindi con prezzo maggiorato fino al triplo, quando in realtà non aveva tale caratteristica;
in particolare, risulterebbe che gli enti certificatori (14 in Italia), cioè gli enti che devono controllare e attestare che la materia prima sia quella dichiarata (quindi che effettivamente sia biologica) – controllati da un ente unico, vigilati dal Ministero – vedano come proprietari gli stessi produttori. In altri termini sussisterebbe un palese conflitto di interessi, come ammesso dallo stesso Viceministro Andrea Olivero, dal momento che i controllori coincidono con i controllati;
in questa oscura vicenda sarebbe stata coinvolta, come persona offesa, anche un’azienda di Saluzzo (Sedamyl), che nel 2012 avrebbe acquistato inconsapevolmente una partita di frumento presunto falso biologico dall’imprenditore Giampaolo Romani (sospeso in Romania e coinvolto nel citato processo di Pesaro), il quale avrebbe avuto stretti rapporti con Enrico Maria Pollo, capo segreteria del Viceministro Olivero e direttore di «Archimedes Professional»;
nel 2014 l’ente di certificazione Ecogruppo (predisposto ai controlli), amministrato dal dottor Angelo Maugeri, declassava la merce acquistata dalla Sedamyl escludendola dal bollino «bio». A seguito di ciò il dottor Angelo Maugeri veniva convocato dal Ministero e, secondo quanto dichiarato dal dottor Maugeri stesso, in quella sede il viceministro Olivero e il dottor Pollo invitavano esplicitamente lo stesso, per quel che concerneva l’applicazione delle norme sulla certificazione bio in merito in particolare alla partita di grano giunta da Romani a Sedamyl, ad «interpretare i decreti» –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza del palese conflitto di interessi che intercorre tra l’ente controllante e i proprietari delle aziende produttrici e, di conseguenza, quali iniziative intenda assumere per risolverlo ed evitare il ripetersi di simili episodi;
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quale tipo di rapporto vi sia tra il capo segreteria del viceministro Olivero e l’imprenditore Giampaolo Romani, ovvero colui che avrebbe venduto il falso grano biologico all’azienda Sedamyl.
(5-09798)

INTERROGAZIONE DE PIETRO, MISTO SENATO, SU ETICHETTATURA ALIMENTI




Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-06519

presentata da

CRISTINA DE PIETRO
martedì 18 ottobre 2016, seduta n.702

DE PIETRO, SIMEONI, MUSSINI, BIGNAMI, ORELLANA, VACCIANO, MOLINARI, FUCKSIA - Ai Ministri della salute, delle politiche agricole alimentari e forestali e dello sviluppo economico - Premesso che:

l’articolo 32 della Costituzione riconosce e tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività;

come stabilito ai sensi dell’articolo 169 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’Unione è chiamata a promuovere gli interessi dei consumatori ed assicurare un livello elevato di protezione mediante gli strumenti che adotta in virtù dell’articolo 114;

l’articolo 8 del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, afferma che l’obiettivo principale della legislazione alimentare è quello di costituire una base per consentire ai consumatori di compiere scelte consapevoli in relazione agli alimenti che consumano e contestualmente prevenire tutte le pratiche che possano indurre in errore il consumatore;

il libro bianco della Commissione “Una strategia europea sugli aspetti sanitari connessi all’alimentazione, al sovrappeso e all’obesità”, del 30 maggio 2007, descrive l’etichettatura nutrizionale come uno degli strumenti principali per informare sulla composizione degli alimenti e aiutare i consumatori a prendere decisioni consapevoli;

la comunicazione della Commissione “Strategia per la politica dei consumatori dell’UE 2007-2013 – Maggiori poteri per i consumatori, più benessere e tutela più efficace”, del 13 marzo 2007, evidenzia che permettere ai consumatori di compiere scelte consapevoli è fondamentale per assicurare sia equi meccanismi di concorrenza sia il benessere dei consumatori;

considerato che:

il regolamento (UE) n. 1169/2011, del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, entrato in vigore il 13 dicembre 2011, ha trovato applicazione a decorrere dal 13 dicembre 2014 per le disposizioni in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità degli alimenti mentre troverà applicazione dal 13 dicembre 2016, per quanto riguarda le disposizioni sull’etichettatura nutrizionale;

qualunque alimento destinato al consumatore finale o alla collettività deve essere accompagnato da informazioni conformi al regolamento;

l’articolo 9 annovera tra le indicazioni obbligatorie da fornire al consumatore: l’elenco degli ingredienti (lettera b)), la quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti (lettera d)), una dichiarazione nutrizionale (lettera l));

l’articolo 18 stabilisce che l’elenco degli ingredienti debba comprendere tutti gli ingredienti dell’alimento, in ordine decrescente di peso;

l’articolo 10 rimanda all’allegato III per la previsione di altre indicazioni obbligatorie complementari relative a tipi o categorie specifici di alimenti;

l’allegato III tra gli alimenti la cui etichettatura deve comprendere una o più indicazioni complementari annovera gli alimenti contenenti uno o più edulcoranti autorizzati dal regolamento (CE) n. 1333/2008: in questo caso, la denominazione dell’alimento è accompagnata dall’indicazione “con edulcorante/i”, e gli alimenti contenenti sia uno o più zuccheri aggiunti, sia uno o più edulcoranti autorizzati dal regolamento (CE) n. 1333/2008: in questo caso, la denominazione dell’alimento è accompagnata dall’indicazione “con zucchero/i ed edulcorante/i”;

per quanto concerne la dichiarazione nutrizionale, obbligatoria dal 13 dicembre 2016, l’articolo 30 del regolamento stabilisce che sia indicato non solo il valore energetico ma anche la quantità di grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale;

la normativa nazionale non abrogata è comunque destinata ad essere disapplicata nelle parti incompatibili con il regolamento (UE) n. 1169/2011;

attraverso l’articolo 5, comma 1, della legge 12 agosto 2016, n. 170, legge di delegazione europea 2015, il Governo è stato delegato ad emanare decreti legislativi per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni stabilite dalla normativa europea in materia di etichettatura e informazione sugli alimenti ai consumatori;

considerato, altresì, che:

la puntata “Petrolio” di giovedì 29 settembre 2016, andata in onda su Rai 1, ha affrontato il tema degli interessi economici e delle strategie di marketing della lobby mondiale dello zucchero, denunciando la potenziale presenza di importanti quantità di zucchero in alimenti apparentemente insospettabili;

sono stati citati studi scientifici, riportati dalla stampa internazionale, secondo i quali gli zuccheri aggiunti sarebbero la causa principale dell’attuale epidemia di obesità globale e, inoltre, apporterebbero danni di gran lunga maggiori di quelli comunemente noti in termini di malattie cardiovascolari e numerose altre patologie;

inoltre, ha sollevato il dubbio che tuttora possa essere presente una grande quantità di zucchero in numerosi prodotti alimentari di largo consumo che, formalmente, non annoverano la presenza di zuccheri aggiunti o edulcoranti all’interno della lista degli ingredienti;

tenuto conto del fatto che:

in base a quanto stabilito dall’articolo 8 del regolamento (UE) n. 1169/2011, è responsabile delle informazioni sugli alimenti l’operatore del settore alimentare con il cui nome o con la cui ragione sociale è commercializzato il prodotto o, se tale operatore non è stabilito nell’Unione, l’importatore nel mercato dell’Unione;

ai sensi dell’articolo 1 della legge 30 maggio 1962, n. 283, sono soggette a vigilanza per la tutela della salute pubblica la produzione ed il commercio delle sostanze destinate all’alimentazione;

il codice penale contiene un’articolata serie di disposizioni in materia di frodi alimentari, sanitarie e commerciali. Tali tipologie di frodi, oltre a risultare lesive della salute e a costituire un vulnus dei diritti contrattuali e patrimoniali del consumatore, minano il rapporto fiduciario con il consumatore stesso;

valutato, infine, che:

la Corte di cassazione (Cassazione penale, sezione III, sentenza del 4 novembre 2014, n. 7383 (rv. 262407)) ha stabilito che in materia di alimenti, il fattore esimente speciale di cui all’articolo 19 della legge n. 283, secondo cui le sanzioni ivi previste non si applicano nei confronti di chi immette in commercio prodotti in confezioni originali, quando la non corrispondenza alle prescrizioni riguardi i requisiti intrinseci o la composizione dei prodotti o le condizioni interne dei recipienti e sempre che il commerciante non sia a conoscenza della violazione o che l’involucro originale non presenti segni di alterazione, non opera quando il prodotto alimentare provenga da un produttore straniero, poiché, non essendovi la certezza del rispetto delle prescrizioni imposte dalla legge italiana per prevenire il pericolo di frode o di danno alla salute del consumatore, il distributore ha l’obbligo di verificare la conformità del prodotto, anche importato in confezioni originali, mediante controlli tali da garantirne la qualità;

la Corte di cassazione (Cassazione penale, sezione III, sentenza del 23 ottobre 2013, n. 46183) ha affermato che risulta configurabile il reato di cui all’art. 5, lett. a), della stessa legge n. 283, in concorso con il delitto di tentata frode in commercio, nel caso di aggiunta ad un vino di acqua e barbabietola da zucchero, tale trattamento variando la composizione naturale del prodotto, a prescindere dalla sua nocività (la Corte ha anche ribadito che la legge non è stata interessata dagli effetti abrogativi dei decreti “taglia leggi”),

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se questi corrispondano al vero;

quali misure intendano adottare per tutelare la salute dei cittadini e garantire l’effettivo rispetto delle vigenti disposizioni in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità degli alimenti, al fine di consentire ai consumatori di compiere scelte consapevoli;

se non ritengano opportuno, nell’ambito delle rispettive competenze, stimolare un’ampia e approfondita attività di ispezione in merito alla potenziale presenza occulta di zucchero all’interno di prodotti alimentari commercializzati in Italia.

(4-06519)

INTERROGAZIONE ALBANO, PD SENATO, SU ECONOMIA ITTICA

Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-03227

presentata da

DONATELLA ALBANO
martedì 18 ottobre 2016, seduta n.702

ALBANO, LAI, IDEM, FORNARO, FAVERO, SOLLO, MARGIOTTA, VALENTINI, ANGIONI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

nella definizione del piano quindicennale (2007 – 2022) di ricostituzione dello stock atlanto-mediterraneo del tonno rosso, sono state introdotte numerose misure restrittive alla pesca; con l’introduzione di un regime di quote, nel 2014, considerata la ripresa di questa specie a livello internazionale, l’ICCAT (International commission for the conservation of atlantic tunas) ha aumentato le quote di cattura, a favore di tutti le parti contraenti e quindi anche dell’Unione europea e, di conseguenza, dell’Italia;

nel nostro Paese, tuttavia, con i decreti direttoriali del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali n. 4958 e 4961 del 14 marzo 2016, non si è proceduto a ripartire le quote di cattura aggiuntive alle regioni, che ne avevano fatto richiesta ex novo, tra cui Liguria e Sardegna, decidendo, al contrario, di aumentare le quote ad imprese che ne erano già assegnatarie;

attualmente, nessuna impresa di pesca ligure e sarda è titolare di quota tonno; la possibilità di sbarcare tonno rosso, con tutti i limiti previsti dalla normativa vigente, rientra quindi tra le catture accessorie effettuate con vari attrezzi. Nello specifico, ciò significa che, per le catture accidentali, la pesca viene bloccata quando a livello nazionale si raggiunge la “quota indivisa”; tuttavia, quando i tonni passano nelle acque antistanti la Liguria, solitamente da metà aprile in poi, quando si catturano come specie accessorie nella pesca della ricciola di fondale, la quota indivisa è già quasi raggiunta, impedendo di fatto la possibilità di sbarco agli operatori liguri;

altri Paesi europei, come Spagna e Francia, autorizzano un numero di imbarcazioni decisamente superiori rispetto al nostro (solo 42) e tale numero risulta in costante aumento verso forme di pesca sostenibili e non legate, come nel nostro Paese, al metodo della circuizione, grazie a specifiche richieste avanzate da ciascun Governo, dato anche che il congelamento delle quote di circuizione previsto dall’Unione europea è riferibile al numero delle imbarcazioni, ma soprattutto alla quantità del tonnellaggio delle quote;

le imbarcazioni sarde e liguri sono le più penalizzate dalla mancanza di permessi individuali nelle rispettive Regioni, in quanto il 100 per cento degli sbarchi legali effettuati in via accessoria provengono da imbarcazioni autorizzate alla pesca del pesce spada e il fermo di 3 mesi (senza ristoro) della pesca del pesce spada dimezza il già esiguo fatturato annuo;

considerato che:

il regolamento (UE) n. 2016/1627 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 settembre 2016, relativo a un piano pluriennale di ricostituzione del tonno rosso nell’Atlantico orientale e nel Mediterraneo e recante abrogazione del regolamento (CE) n. 302/2009 del Consiglio, prevede all’articolo 8, rubricato “Assegnazione delle possibilità di pesca”, che “in conformità dell’articolo 17 del regolamento (UE) n. 1380/2013, in sede di assegnazione delle possibilità di pesca a loro disposizione, gli Stati membri utilizzano criteri trasparenti e oggettivi anche di tipo ambientale, sociale ed economico e si adoperano inoltre per ripartire equamente i contingenti nazionali tra i vari segmenti di flotta tenendo conto della pesca tradizionale e artigianale nonché per prevedere incentivi per le navi da pesca dell’Unione che impiegano attrezzi da pesca selettivi o che utilizzano tecniche di pesca caratterizzate da un ridotto impatto ambientale”;

inoltre, all’articolo 9, paragrafo 6, del medesimo regolamento, si stabilisce che “in deroga ai paragrafi 3 e 5 (…), per gli anni 2016 e 2017, se uno Stato membro è in grado di dimostrare che la propria capacità di pesca potrebbe non consentire il pieno utilizzo del contingente assegnatogli, esso può decidere di includere un maggior numero di navi e di tonnare nei propri piani di pesca annuali di cui all’articolo 7″; tale ultimo articolo stabilisce a sua volta che “per gli anni 2016 e 2017, ogni Stato membro limita il numero delle proprie tonniere con reti a circuizione al numero di tonniere con reti a circuizione autorizzate nel 2013 o 2014″,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle innovazioni apportate dal regolamento (UE) n. 2016/1627 e se abbia valutato la portata delle nuove disposizioni in materia di pesca al tonno rosso;

quali misure intenda porre in essere, al fine di garantire il pieno rispetto delle prescrizioni dell’articolo 8 del regolamento (UE) n. 2016/1627, in merito all’assegnazione delle possibilità di pesca, presenti e ulteriori per l’anno 2017, utilizzando criteri trasparenti e oggettivi, anche di tipo ambientale, nonché in merito alla previsione di incentivi per le navi da pesca, che impiegano attrezzi o tecniche di pesca selettivi e a ridotto impatto ambientale;

se intenda consentire, a norma del regolamento europeo, il pieno utilizzo del contingente assegnatogli, anche includendo un maggior numero di navi e tonnare rispetto a quelle autorizzate, che risultano essere le medesime da numerosi anni;

se intenda intraprendere azioni tese a sostenere maggiormente la piccola pesca tradizionale e artigianale, modificando il numero delle imbarcazioni, ammesse alla pesca del tonno rosso, riservando l’incremento alle imbarcazioni che praticano la pesca artigianale, nel rispetto del principio di equità, come sollecitato dall’Unione europea nelle raccomandazioni 13/07 e 13/08;

se intenda prevedere specifiche autorizzazioni per le flotte sarde e liguri, i cui spazi marittimi sono i primi a ricevere l’ingresso dei tonni dall’oceano Atlantico e che mostrano crescenti problemi all’ecosistema inerenti all’eccessiva presenza di questa specie nei loro mari, al fine di sostenere anche l’economia ittica locale.

(3-03227)