Il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani degli sfollati (IDPs), Chaloka Beyani, ha espresso profonda preoccupazione per le conseguenze umanitarie dell’intensificazione dei combattimenti per liberare Mosul dall'Isis. Nel peggiore degli scenari 1 milione di persone potrebbero essere sfollate e 700.000 potrebbero aver bisogno di ricoveri di emergenza. "Mentre le agenzie umanitarie hanno messo in campo le misure per assicurare protezione e assistenza umanitaria, la questione degli profughi non ha ricevuto sufficiente attenzione," ha detto Beyani sottolineando come le parti in conflitto la responsabilità di proteggerli secondo i principi stabiliti dal diritto internazionale. "Appropriati sistemi di protezione devono essere posti in essere per le evacuazioni in emergenza di civili a rischio dalle aree dove è in corso il conflitto o dalla altre zone che rimangono insicure, e deve essere garantito loro l'accesso all'assistenza e ai beni essenziali, cibo, acqua e cure mediche" ha aggiunto.

"Gli sfollati interni hanno un diritto di muoversi liberamente e di scegliere dove trasferirsi, come prescritto nel diritto internazionale", ha detto Beyani. "Dovrebbero essere adottate misure per facilitare l’esercizio di diritto indipendentemente dalla loro identità etnica o religiosa”. In questo contesto, l'esperto di diritti umani invita il governo iracheno di impartire ordini chiari a tutto il personale impegnato nelle operazioni militari affinchè sia garantito libero accesso alle organizzazioni umanitarie a tutte le strutture dove si trovano gli sfollati. Beyani ha anche sottolineato le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite e le altre organizzazioni internazionali in campo si trovano ad affrontare una carenza di finanziamenti che ostacola il loro lavoro. "La comunità internazionale non deve girarsi dall’altra parte e deve rimanere un partner affidabile e coerente sul fronte dell’assistenza umanitaria".