Al via la quattordicesima edizione di Gender Bender, il festival di arti e culture contemporanee ideato e diretto da Daniele Del Pozzo, che punta sul corpo, sulle sue rappresentazioni e sul suo rapporto con le identità. In programma a Bologna dal 26 ottobre al 6 novembre, con un numero significativo di prime nazionali di danza, cinema, arti visive e performative. Gender Bender è prodotto da Il Cassero, il centro Lgbt bolognese che da oltre trent’anni realizza progetti dedicati alle differenze di orientamento sessuale e identità di genere, sostiene l’autodeterminazione e mette in campo azioni di contrasto agli stereotipi e alle discriminazioni. Le Istituzioni fanno abbastanza per sostenere questo festival? “C’è un distinguo da fare tra il sostegno nazionale e quello locale, nel nostro caso la Regione Emilia Romagna e il Comune di Bologna. Sono delle differenze sostanziali perché un conto è un’amministrazione pubblica regionale e/o comunale, un conto invece è un sostegno nazionale da parte del Ministero. Dal punto di vista di Gender Bender, nonostante la sua specificità di un festival multidisciplinare con tantissimi appuntamenti di carattere internazionale sul contemporaneo che tratta delle identità di genere, è un festival amato e ben sostenuto, soprattutto considerando la storia. C’è voluto molto lavoro in questi quattordici anni, e questo credo che sia la misura di come in Italia bisogna faticare molto, avere molta tenuta sul lungo periodo, perché un progetto possa avere un giusto e degno riconoscimento. La politica diventa attenta nella misura in cui le realtà dimostrano che con un lavoro lungo, faticoso, durissimo si riescono a portare avanti proposte culturali di valore”, osserva Del Pozzo.

E il programma di quest’anno di Gender Bender sin dall’inizio è interessante. Il 27 ottobre si assisterà a “Paradox”, coreografia di Itamar Serussi Sahar e Paolo Mangiola, una nuova produzione del Balletto di Roma: tre lavori coreografici di due autori; un’indagine sul maschile e sul femminile, tra le consuetudini e i paradossi di una contemporaneità cangiante. Nello stesso giorno sarà inaugurata la mostra “Out Frames. Scatti dal mondo”, selezionati dal Pride Photo Award di Amsterdam, aperta al Mambo Museo d'Arte Moderna di Bologna fino al 26 novembre. L’esposizione prende il nome dall’omonimo contest internazionale dedicato alla rappresentazione delle identità di genere nella fotografia, con l’obiettivo – comune a Gender Bender – di superare gli stereotipi e comprendere il valore delle differenze. Il progetto vede coinvolti numerosi fotografi internazionali nella raccolta di immagini di persone appartenenti alla comunità Lgbt, storie in forma di ritratti che raccontano la diversità di genere in diversi Paesi del mondo: Brasile, Messico, Mongolia, India, Pakistan, Filippine, Cina, Congo, e tanti altri ancora. Tra le proposte cinematografiche si segnala “Check It”, di Dana Flor & Toby Oppenheimer, un documentario che racconta l’omonima gang formata da gay e transgender neri che lotta per sopravvivere in uno dei quartieri più violenti di Washington. Alcuni di loro portano rossetto e mascara, inseguono sogni fashion, ma lottano per sopravvivere tra coltelli e tirapugni, utilizzando l’unico linguaggio che conoscono, fatto di violenza e sopraffazione. Una storia di riscatto sociale e di orgoglio di alcuni di loro, quei pochi che hanno avuto la fortuna di incontrare un assistente sociale di colore che li ha spinti a prendere in mano le loro vite, indicando due strade possibili, e apparentemente antitetiche, per la loro realizzazione: la moda e il pugilato.