Mai prima della Shoah - ha premesso il presidente del Senato nel suo intervento in occasione del convegno "2010-2016: 500 pietre d'inciampo nella mappa della memoria europea" - l'uomo aveva osato immaginare e realizzare una "industria della morte" così efficiente e brutale. L'Italia ha pagato un prezzo altissimo per la follia nazista: solo a Roma, nel "sabato nero" dell'ottobre 1943, le SS strapparono alla capitale 1024 suoi figli; solo in 16 tornarono. I segni di quei terribili anni sono impressi nella mente di chi sopravvisse all'inferno e che si è instancabilmente operato affinché non fosse taciuta la verità; nei cuori di chi perse genitori, figli, nonni, amici, conoscenti; nella memoria collettiva del nostro continente che, proprio dopo la fine del secondo conflitto mondiale, si impegnò nel sogno dell'Europa unita con l'obiettivo di garantire pace, solidarietà e tolleranza alle future generazioni. Il ricordo - ha aggiunto Pietro Grasso - non può essere solo un esercizio retorico attraverso il quale si ritiene di aver compiuto il proprio dovere civico, magari partecipando ad uno stanco rituale commemorativo del passato. Deve piuttosto essere un pungolo che spinga l'intera società a interrogarsi su se stessa, sui suoi valori, sulle sue prospettive.

In questo senso ho sempre trovato affascinante - ha spiegato ancora il presidente del Senato - l'intuizione dell'artista tedesco Gunter Demnig, ideatore delle "pietre di inciampo" che, negli ultimi anni, stanno contribuendo a disegnare "la geografia" delle deportazioni verso i campi di sterminio. Una pietra incastonata nei luoghi in cui uomini, donne e bambini innocenti furono strappati alla vita, privati della dignità e consegnati all'orrore: un simbolo tangibile che racchiude in sé nomi e storie, che testimonia il passato inserendosi nel presente. L'atto - più ideale che fisico - dell'inciampare. Inciampare non perché ci venga ostacolato il cammino ma affinché ci sia ricordato di guardare con attenzione il nostro percorso; inciampare per ricordare che le strade e le piazze che calpestiamo ogni giorno nelle nostre vite sono state non troppi anni fa teatro della negazione dell'umanità; inciampare perché se si dimentica, si abbassa la soglia dell'attenzione e si rischia di cadere.