È stata denominata Backlog (accumulare) l'operazione che martedì ha portato al sequestro di beni per un valore di oltre 25 milioni nei confronti di Antonio Saraco, imprenditore di Badolato, coinvolto nel 2013 nell'operazione 'Free boat- Itaca' con altre persone ritenute fiancheggiatori o affiliati della cosca Galelli/Gallace/Saraco di Guardavalle e Badolato. "Un'indagine importante - ha detto nel corso della conferenza stampa il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri - avvenuta grazie al lavoro dei militari del Gico della guardia di Finanza che oggi, grazie alla sensibilità del comandante generale Giorgio Toschi, potrà avvalersi di un rinforzo nell'organico per Catanzaro di oltre 30 uomini". Il provvedimento di sequestro - emesso dal tribunale su richiesta del procuratore Gratteri, dell'aggiunto Vincenzo Luberto e del sostituto Vincenzo Capomolla - prende le mosse da lontano, dalle vicende che hanno caratterizzato la nascita del porto di Badolato. "Sono vicende - ha sottolineato Luberto - che hanno determinato un processo importante e per la prima volta è stata riconosciuta la sussistenza di un 416 bis (associazione mafiosa, nda) in un territorio in cui non vi era ancora, in tal senso, un riconoscimento giurisdizionale". Il porto doveva essere costruito da una ditta di Modena che, tra le altre cose, avrebbe dovuto costruire la diga foranea, un'opera di sbarramento che ha il compito di smorzare il moto ondoso. "Gli appaltatori modenesi - ha spiegato Luberto - si sono trovati a costruire la diga foranea con i massi delle campagne del catanzarese. Alcuni massi erano appropriati per qualità e dimensioni, altri erano inadeguati". La mano della 'ndrangheta che si allunga sulle opere pubbliche porta a lavori incongrui. Così come incongrua è risultata la diga che è stata spostata in avanti perché per la sua realizzazione occorreva adoperare più massi della norma. Si è quindi addivenuti a violare la concessione demaniale marittima. "La persona della quale vengono confiscati i beni è fra coloro i quali hanno aggredito questo imprenditore modenese da un punto di vista patrimoniale imponendo il pizzo e imponendo una gestione inadeguata del porto da parte di un altro imprenditore", ha detto il procuratore aggiunto.