Sempre meno coltivatori diretti e sempre più imprenditori agricoli che ricorrono a servizi in conto terzi per una o più fasi della lavorazione dei terreni. Tanto che - secondo i dati dell’Annuario sullo stato dell’agricoltura pubblicato dal CREA a fine 2015 - le attività di supporto alla produzione agricola (vegetale e animale) hanno generato nell’anno 2014 un fatturato di 6,47 miliardi di euro (+1,3% sull’anno precedente a valori correnti). Di questi, il volume d’affari complessivo riconducibile alle imprese agromeccaniche è stato pari a 3.716 milioni, suddivisi fra manutenzioni fondiarie (546.700.000 €), piantagioni (234.700.000 €) e lavori agricoli (2.934.900.000 euro).

Guardando i soli lavori agricoli, il fatturato ascrivibile all’intervento delle imprese agromeccaniche ha fatto registrare, fra il 2010 e il 2014, un incremento medio annuale di quasi 132 milioni di euro, equivalente ad un tasso di crescita del 5% annuo. Una tendenza che sembra essere confermata, secondo le elaborazione dell’Osservatorio economico di Confai Academy e dall’Osservatorio nazionale sul Contoterzismo, anche nel 2015. I dati sono contenuti nel Libro Bianco per la competitività delle aree rurali, presentato oggi a Firenze all’Accademia dei Georgofili, nel corso del convegno nazionale “Agricoltura e Contoterzismo”.

Il Libro Bianco è stato realizzato a cura del Coordinamento Agromeccanici Italiani (formato da Unima e Confai) allo scopo, ha affermato il residente di Unima, Silvano Ramadori, di “delineare un quadro di riferimento dei cambiamenti economici, sociali e tecnologici che stanno caratterizzando il mondo rurale e offrire così a imprese, professionisti e attori istituzionali del settore primario, gli strumenti interpretativi a sostegno delle rispettive strategie e con l’obiettivo di avviare una collaborazione fattiva fra mondo delle imprese e istituzioni”.

“Il processo di definizione dei contenuti e delle linee d’azione indicate nel Libro Bianco – ha specificato il presidente di Confai, Leonardo Bolis - si è sviluppato in base ad un criterio di dibattito orizzontale, aperto ai contributi di imprenditori, tecnici ed esponenti del mondo accademico. L’auspicio è, appunto, che il risultato di questa riflessione a tutto campo tra differenti categorie di addetti ai lavori possa rappresentare un utile strumento di approfondimento per catalizzare processi virtuosi di ripresa della competitività nelle aree rurali”.