Ormai  sulla vicenda legata alla gestione delle graduatorie di assegnazione dei finanziamenti per sostenere l’attività di promozione dei vini italiani sui mercati esteri sembra ci sia una vera e propria “anarchia amministrativa”. Difatti se da una parte il ministero di Martina con delle motivazioni che passeranno al vaglio della giustizia amministrativa ha deciso di escludere ben 16 programmi presentati a valere sul plafond nazionale per sovrapposizioni di partite IVA dei beneficiari tra programmi regionali e/o multi regionali e si accinge, quindi, a varare un nuovo invito a proporre proposte volto ad assegnare i 13,4 milioni di euro al momento non assegnati, dall’altra per le stesse identiche motivazioni, ogni Regione italiana coinvolta nella gestione del proprio plafond sta adottando comportamenti ed orientamenti non solo assolutamente diversi dal Mipaaf ed in taluni casi anche in contrasto di orientamento a livello delle diverse Regioni interessate. Mentre Francia e Spagna in vantaggio di sette mesi

Così abbiamo la Regione Piemonte forse la più avveduta e coerente che rispetto al caos alimentato da Decreto Martina e dal D.D. Gatto per parte propria non considera ineleggibili a finanziamento comunitario programmi con presenza di Partite IVA sovrapposte anche all’interno dei propri programmi Regionali (e tantomeno se a livello nazionale e/o Multiregionale) purché sussista una dichiarazione del beneficiario che “dichiara” la sua non partecipazione agli stessi in sovrapposizione di finanziamento per Paesi/aree geografiche peraltro con una decisione che appare in linea con la norma del decreto Martina (art. 6, paragrafo 3) che recita come segue: “Il beneficiario non ottiene il sostegno a più di un progetto per lo stesso mercato del paese terzo nella stessa annualità. Tale preclusione è valida anche in caso di progetti pluriennali in corso e in caso di partecipazione del beneficiario a progetti presentati da raggruppamenti temporanei” …) applicando la norma esattamente al contrario di come è stata applicata dal Ministero delle Politiche Agricole che per parte proprio ha escluso molti dei 16 programmi proposti sul plafond nazionale sulla base di una diversa interpretazione in base alla quale la sovrapposizione di una partita IVA doveva comportare l’esclusione dell’intero programma.

Poi abbiamo la Regione Puglia che ha applicato alla lettera la FAQ del ministero sul “requisito soggettivo” del soggetto proponente in base al quale, com’è ormai noto, potrebbero emergere molti casi di doppi finanziamenti all’interno dei programmi proposti da aziende pugliesi approvati con presenza di medesimi beneficiari all’interno di soggetti collettivi proponenti, considerati “nuovi soggetti” rispetto alla composizione della compagine sociale proponente. Il tutto, esattamente al contrario di come l’ha interpretata ed applicata il Ministero a “posteriori”  anche a seguito dell’inchiesta di AGRICOLAE e delle successive verifiche espletate dalla task force Agea-Mipaaf.

Poi c’è il caso della Regione Toscana che con il suo comunicato ha fatto sapere che “la Regione Toscana non ha “interpretato” la FAQ del Ministero, ma si è limitata ad applicarla in quanto la FAQ era molto chiara”. “Talmente chiara” che come ha risposto AGRICOLAE al comunicato stampa ricevuto che il ministero delle Politiche agricole, nella valutazione dei programmi di propria competenza, ha disapplicato qualunque interpretazione che poteva portare a considerare come “nuovo beneficiario” un soggetto proponente dotato di autonomia soggettiva ancorché costituito da “vecchi beneficiari” considerando questa fattispecie quale causa di esclusione dei programmi dall’ammissibilità a finanziamento.

Resta l’incognita decisionale delle Regioni Veneto, Sicilia, Marche, Umbria, Lombardia, Emilia Romagna e Sardegna che a quanto consta ad AGRICOLAE sono tutte coinvolte, all’esito delle verifiche precontrattuali disposte dalla “task force” di AGEA e Mipaaf, nelle situazioni di sovrapposizioni di partite IVA di singoli beneficiari all’interno di programmi proposti da raggruppamenti d’imprese.

In tutto ciò imperversa il disorientamento degli operatori che pure hanno trasmesso un contratto ad AGEA unitamente al rilascio di apposita dichiarazione sostitutiva di atto notorio pretesa da AGEA e rilasciata da ciascun beneficiario ai sensi del DPR 445/2000 con il quale lo stesso dichiara “ di essere a conoscenza delle ulteriori verifiche, ad integrazione di quelle già espletate dalle competenti Regioni, mediante attività di controlli incrociati delle autodichiarazioni rese in sede di presentazione dei progetti da tutti i beneficiari, come specificato nella nota Agea prot.  n. _________del ________(notifica istruzioni Agea), dichiara altresì, fin d’ora, che non sussistono motivi ostativi al perfezionamento del contratto stesso e che, in caso di rilievo per l’inosservanza delle norme unionali e nazionali, il contratto si intende risolto ipso iure.

Insomma con operatori esposti al rischio e l’incertezza di dare corso ad investimenti progettuali con un finanziamento comunitario che potrebbe essere revocato da AGEA nei prossimi giorni. Peraltro giungono ad AGRICOLAE numerose lamentele da parte di operatori che pur avendo trasmesso ad AGEA il contratto firmato non hanno ricevuto la copia controfirmata e si domandano e chiedono se il contratto deve intendersi perfezionato o meno e se è possibile dare avvio ai propri programmi di attività.

Un vero e proprio caos burocratico/amministrativo, con alcune Regioni che rivendicando una propria autonomia decisionale contestano ogni interpretazione diversa da parte delle Amministrazioni nazionali (Mipaaf ed Agea). Altre che per il momento non prendono posizione a salvaguardia del loro operato e nell’interesse degli operatori regionali coinvolti. AGEA che sembra che non trasmetta i contratti ai beneficiari perché in attesa di una richiesta “manleva” del ministero per tutte le situazioni che all’esito delle verifiche hanno evidenziato le ormai note situazioni di sovrapposizioni di partite IVA.

In tutto questo baillamme il Mipaaf tace e sembra guardarsi bene dal prendere posizione rispetto alle ben 9 istanze di revoca in autotutela presentate da soggetti esclusi dai programmi nazionali, sulla base di una interpretazione non scritta e smentita con ben due graduatorie che sono scaturite da due diverse interpretazioni a distanza di 2 mesi e che subisce numerosi ricorsi amministrativi attivati presso il TAR del Lazio dai soggetti esclusi con i primi 3 che si discuteranno il prossimo lunedì in camera di consiglio ed altri già preannunciati e di prossima notifica al Mipaaf che per parte sua sta probabilmente pensando, con un grave errore di valutazione a detta dei ricorrenti, di poter disapplicare gli stessi con uno nuovo bando che riassegni le risorse non assegnate.

Il problema, a detta dei giuristi interpellati da AGRICOLAE, sembrerebbe essere che il nuovo invito non potrà mai sanare i diritti lesi con un provvedimento amministrativo sbagliato laddove il TAR del Lazio dovesse riconoscere le ragioni dei ricorrenti e ripristinare  uno “stato di diritto” all’esito delle graduatorie impugnate. In un quadro dove sembrano insorgere possibili “danni erariali” che ove concretizzatisi, all’esito dei pronunciamenti del Tribunale amministrativo adito, finiranno sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Corte dei Conti con inevitabili e pesantissime conseguenze per tutti i funzionari pubblici preposti delle diverse amministrazioni coinvolte (Mipaaf, AGEA e Regioni).

Quest’anno è successo tutto quello che non era mai successo nei 6 anni precedenti di applicazione della misura. Si è ormai prossimi alla vigilia dell’emanazione dei nuovi inviti regionali 2017  ma al Mipaaf si pensa davvero di utilizzare il decreto Martina o si sta pensando ad una sua urgente rivisitazione per evitare che ci si ritrovi a breve nelle medesime situazioni?

Per saperne di più:

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