Tornano in Procura gli atti del processo 'Catanzaropoli' relativi alla posizione di uno dei principali indagati, l’ex assessore al Personale del Comune del capoluogo, Massimo Lomonaco. Lo ha stabilito nel corso dell’udienza preliminare il giudice Giovanna Gioia che ha accolto l’eccezione presentata dai difensori di Lomonaco, Salvatore Staiano e Antonio Lomonaco i quali hanno sollevato richiesta di nullità dell’avviso di conclusione indagini. L’eccezione è stata sollevata poiché l’avviso di conclusione indagini era stato notificato non ai difensori nominati dall’indagato ma a un difensore d’ufficio. L’errore è nato nel momento in cui il procedimento sui presunti illeciti commessi dall’amministrazione di Catanzaro nel 2013 è stato diviso in due tronconi denominati 'Catanzaropoli' (relativo a presunte irregolarità nella gestione dell’Ente e che vede coinvolti diversi amministratori) e 'Multopoli' (relativo a diverse ipotesi di peculato e falsità ideologica commesse dagli amministratori con la connivenza di esponenti della Polizia locale compreso il tenente colonnello dei vigili urbani Salvatore Tarantino). Nonostante Lomonaco, è stata la tesi della difesa, avesse depositato le nomine degli avvocati, nella chiusura indagini di “Catanzaropoli” l’avviso è stato notificato a un difensore d’ufficio. Il giudice ha stralciato la posizione dell’ex assessore e ha rinviato gli atti in Procura. Dovrà essere riformulato un nuovo avviso di conclusione indagini nei confronti dell’indagato e le difese potranno disporre di 20 giorni di tempo per produrre memorie difensive o chiedere un interrogatorio prima della eventuale nuova richiesta di rinvio a giudizio. "Avremmo potuto aspettare di arrivare in Cassazione per produrre questa eccezione – ha dichiarato l’avvocato Antonio Lomonaco – e fare annullare tutto ma non abbiamo intenzione di difenderci dal processo ma difenderci nel processo".

Nell’inchiesta sarebbero emersi, tra le altre cose, illeciti commessi dall’amministrazione nel conferire incarichi ad architetti 'amici', irregolarità sull’affidamento della fornitura dei gazebo per la 'Notte piccante' a una ditta riconducibile al consigliere Franco Leone, irregolarità finanziamenti dati dal Comune per la festa dell’artigianato. Tra le accuse formulate vi sono peculato, induzione indebita a dare e promettere utilità, falsità ideologica, truffa, abuso di ufficio ed estorsione. Accuse pesanti anche nei confronti del consigliere comunale della lista 'Per Catanzaro' Franco Leone che, secondo l’accusa, avrebbe minacciato un funzionario comunale. Da alcune intercettazioni, infatti, Leone avrebbe minacciato Massimo Paolella, funzionario nel settore Attività produttive del Comune di Catanzaro, per costringerlo a pagare una fattura di quasi 30mila euro a favore dell’associazione Artigianando per le manifestazioni natalizie.