Sono Liliana Bottone, Valerio Cappelli, Irene Casagrande, Giuseppe De Domenico, Lorenzo Frediani, Anna Manuelli, Eugenio Mastrandrea, Priscilla Muscat, Francesca Pasquini, Michele Ragno, Dimitri Skofic e Pietro Turano i 12 nuovi componenti di “Officine lab”, la squadra di attori ed attrici di età compresa tra i 18 e i 25 anni pronta a fare il suo ingresso ufficiale nel mondo del cinema. Il gruppo rappresenta il frutto di un'attenta selezione che Officine Artistiche ha condotto nel corso dell'anno passato, attuando un vero e proprio talent scouting all'interno delle più importanti Scuole ed Accademie di formazione artistica, prestando attenzione anche ai giovani che provengono da altre realtà meno note. Nel corso del Festival del Cinema di Roma, ospiti di “Alice nella Città”, i 12 aspiranti cineasti si sono fatti conoscere, IL VELINO li ha coinvolti nell’inchiesta “Cultura in Italia” che sta conducendo da maggio per comprendere cosa sta seminando e raccogliendo il nostro Paese dal punto di vista culturale a 360 gradi, in un viaggio da Nord a Sud, tra artisti e istituzioni. Loro sono giovani e pieni di talento. Ci hanno rivelato i loro sogni e i loro desideri, raccontandoci anche qual è la loro percezione sull’attuale situazione della cultura nel nostro Paese.

LILIANA BOTTONE sulle sue aspirazioni future dichiara: “La mia meta è di gioire di ciò che faccio e quindi di poter fare ciò che mi appassiona. Mi auguro di non perdere mai la necessità di scoperta continua che mi porta avanti sia nel mio percorso di studi che artistico. Spero di poter viaggiare tanto e di vivere esperienze formative”. Cosa pensa si stia facendo per la cultura in Italia? “Penso che tanti di noi sono più che consapevoli che la cultura costituisce il più grande patrimonio che abbiamo, sia che parliamo di cultura antica che di cultura moderna. Il teatro, l'arte, lo studio sono la nostra risorsa e probabilmente vengono sottovalutati ma racchiudono una forza immensa e in un momento critico come il nostro vanno esaltati”.

VALERIO CAPPELLI spera “di diventare un bravo attore e di essere impegnato! So che in Italia si fa fatica a trovare continuità in questo lavoro ed io spero di trovarla. Mi piacerebbe avere l’opportunità di viaggiare conoscere altre culture e vedere il mondo”. Sulla cultura in Italia, osserva: “Gli italiani sono molto creativi e non è necessario avere i soldi per fare cultura; basta avere qualcosa da dire, da inventare, da raccontare. I soldi aiutano nella vita, speriamo se ne investano di più, ma al momento sembra difficile; già si fa fatica a mantenere tutto ciò che abbiamo”.

“Il mio desiderio è di proseguire nel costruirmi una carriera magari (visto che si parla di ambizioni) nel cinema autoriale, coltivando un percorso di crescita lavorativa e artistica, che vorrei affiancare al mio percorso universitario, mi piacerebbe molto poter fare ricerca perché sono due binari che penso come complementari in quanto entrambi, quello di studio e quello recitativo, possono mirare alla conoscenza dell'essere umano e alla realtà umana in senso ampio e profondo”, dichiara IRENE CASAGRANDE, che sulla cultura in Italia osserva: “Personalmente vedo come significative le iniziative a livello locale, i piccoli progetti portati avanti per il più genuino desiderio di comunicare e riflettere a proposito delle diverse e specifiche realtà di cui ognuno fa esperienza. Credo che in Italia, nonostante le generali visioni ultra negative, esista un interessante e denso tessuto fatto di piccoli teatri, ad esempio, che portano avanti questo genere di obiettivi. E penso che negli ultimi anni anche nella televisione e nel cinema sia interessante vedere come l'esigenza di rendersi competitivi a livello internazionale abbia dato al panorama italiano degli importanti e costruttivi stimoli per crescere e lavorare sulla qualità. Forse in questo contesto penso sarebbe importante fare di più per mantenere vivo e trasmettere il valore del nostro patrimonio artistico e culturale...continuare a pensare alla nostra storia insomma, che è incredibilmente ricca per il cinema come per il teatro e per tutti gli altri ambiti. Penso sia importante conservare un equilibrio nell'inserirsi nel panorama internazionale forti proprio della nostra specificità”.

Sulle aspirazioni future GIUSEPPE DE DOMENICO rivela: “Vorrei iniziare ad affermarmi nel settore nazionale come un giovane attore che sa fare il proprio mestiere. Vorrei avere la possibilità di poter esprimere le mie capacità: sappiamo bene che non c’è un percorso preciso da seguire per poter fare gli attori, ma di sicuro c’è chi ha l’opportunità di esprimersi e c’è chi questa possibilità non ce l’ha - per mancati investimenti, mancate conoscenze, mancato tempismo! -. Officine Artistiche mi sembra un ottimo punto per poter iniziare a far si che tutti questi tasselli (chiamiamoli così) stiano al posto giusto per l’immediato futuro”. La cultura in Italia? “Sono nato nel ’93 e quando è scoppiata la crisi del 2008 avevo appena 15 anni – dice -. Ora che ne ho 23 ed inizio ad emanciparmi intellettualmente dal ceppo familiare inizio a farmi delle idee, e mi rendo conto di aver vissuto inconsapevolmente a cavallo tra due mondi. Quello di oggi, a mio avviso, è ancora lo strascico di quello che è iniziato 8 anni: una società dove il settore della Cultura (arte, istruzione e ricerca) viene declassato a settore superfluo. Oggi vedo dei grandi sforzi privati più che un’attenzione ministeriale. Vedo delle iniziative che faticano piuttosto che essere supportate. Vedo i lavoratori del settore che sono costretti a reinventarsi. Non ho dati alla mano ma ho memoria di molte lamentele e di pochi elogi, ed è su questo che devo basare la mia opinione. Sicuramente siamo (noi tutti in qualità di Stato) capaci di poter fare di meglio, capaci di sfruttare a pieno la gigantesca fortuna che ereditiamo da tutti quei secoli in cui, in Italia, porre la Cultura al centro del mondo, significava bellezza, conoscenza e libertà. Ovviamente nel pratico ci sono stati dei piccoli assestamenti: abbiamo una nuova riforma dei Teatri, un rimescolamento del Fus, rassegne volte a promuovere gli artisti e le associazioni, i movimenti artistici più sconosciuti ed indipendenti proprio per aiutarli nella loro ricerca; c’è una maggiore attenzione per il talento giovanile (quasi come se si stesse acquisendo una mentalità da ‘primavera calcistica’). Questa è la situazione che percepisco, e mi auguro di non avere completamente ragione”.

“Quali sono le mie aspirazioni per il futuro? Premetto che è una domanda alla quale la mia risposta varia di mese in mese, se non di giorno in giorno… sto ancora crescendo e capendo, esperienza dopo esperienza, che cosa voglio veramente dal mio mestiere. In questo momento il mio ‘sogno’ è di riuscire sempre ad apprezzare (quasi ‘amare’) tutti i progetti in cui sono coinvolto, percependo sempre la funzione e l'importanza del mio ruolo dentro alla storia che viene raccontata. Ho imparato che quando un progetto, un ruolo, un testo ti entusiasmano, la qualità del lavoro che ne esce è nettamente superiore, e ti senti un attore onesto, con te stesso e con il pubblico”, dice LORENZO FREDIANI, che sulla cultura in Italia sostiene: “Si sta cercando, attraverso tentativi più o meno coraggiosi (spesso isolati, purtroppo) di risollevare il livello di mediocrità culturale a cui siamo scesi negli anni passati. Ma credo non sia abbastanza. C'è un'enorme mancanza di fiducia da parte della mia generazione nell'offerta culturale di questo paese: si crede che il teatro sia noioso, la tv sia spazzatura, e il cinema sia commerciale o troppo intellettuale. Bisogna fare molto di più perché la cultura italiana torni ad essere qualcosa di cui i cittadini sono orgogliosi. È una responsabilità di noi artisti, è vero, ma anche delle istituzioni. Se la cultura non torna ad essere realmente una priorità per questo paese, sarà difficile che questo accada”.

ANNA MANUELLI non ha dubbi: “La mia aspirazione futura consiste nell’affrontare nella maniera più profonda e onesta possibile il mestiere che ho scelto. Credo che la recitazione sia una delle forme d’arte più complesse e più alte che esistano, riesce a riunire in se stessa tutte le altre arti e a trasmettere la vita interpretandola.. A mio parere niente più di un essere umano in carne ed ossa può essere un tramite per far intravedere, comprendere e studiare il mistero della vita dell’uomo. Il cinema ha un potenziale immenso, ciò che vorrei è riuscire a diventare un piccolo pezzetto di questo potenziale, e a dire qualcosa, se qualcosa ho capito, della vita che vedo”. Sulla cultura in Italia, sostiene: “Credo che si potrebbe investire molto di più nella cultura in Italia, molto del patrimonio culturale e artistico italiano è lasciato a se stesso nonostante la sua ricchezza e potenzialità. In ogni caso con le nuove riforme che stanno per essere messe in atto sembra che si stia per fare un bel passo avanti a favore della cultura, soprattutto per quanto riguarda il cinema, per i nuovi talenti italiani emergenti e le tante e belle idee che non hanno ancora avuto la possibilità di esprimersi fino ad oggi. Quindi sono fiduciosa della nuova direzione che il cinema italiano sembra stia intraprendendo”.

EUGENIO MASTRANDREA sulle sue aspirazioni future dice: “Può sembrare banale (anche se di questi tempi non lo è poi così tanto!) ma poter fare il lavoro che mi piace e vivere di esso è la mia più grande aspirazione. Desidero diventare un attore eclettico, ed essere in grado di cimentarmi in ruoli e generi completamente diversi l'uno dall'altro, tanto in cinema quanto in teatro: troppo spesso infatti per comodità ci si fossilizza su un solo genere o su un solo personaggio, rinunciando così ad un percorso di scoperta di sé e delle proprie capacità”. Cosa pensi si stia facendo per la cultura in Italia? “Da qualche anno a questa parte – risponde -, mi sembra che ci sia stato un sensibile aumento dell'attenzione verso quelle che sono le esigenze e le difficoltà del mondo della cultura e dell'arte. Soprattutto nel campo delle arti rappresentative sono stati presi alcuni provvedimenti pubblici (come la legge sulla nascita dei Teatri Nazionali) e sono nate diverse iniziative private che fanno ben sperare in un futuro miglioramento, e che, tenendo conto del difficile inserimento nel mondo del lavoro delle nuove generazioni, cercano in parte di favorirlo. Purtroppo però questi interventi non sono ancora sufficienti per aiutare il mondo dell' arte in Italia ad uscire da questo periodo di forte difficoltà economica”.

PRISCILLA MUSCAT vuole “lavorare nel cinema nazionale ed internazionale. Mi piacerebbe sperimentarmi nella regia – dichiara - dato che sta nascendo in me la curiosità di stare anche dietro una macchina da presa e non solo davanti. Tra le aspirazioni c'è quella di essere la protagonista, almeno una volta, per ‘rendere giustizia’ alle mie capacità che attualmente sento inespresse. Vorrei lavorare duro per scoprire una nuova me ed avere la possibilità di essere in perfetta simbiosi con un regista degno di tale nome”. “Riguardo quel che si sta facendo per la cultura in Italia – aggiunge -, direi che ‘il nulla’ sia un'ottima risposta. Non esistono stimoli culturali se non in pochissimi teatri che concedono anche uno scambio internazionale, ma che sono teatri che si contano sulle dita di una mano, il che è abbastanza tragico. Tra l'altro la possibilità di lavorare in questi teatri pare sia concessa solo a chi ha la fortuna di entrare nella ‘setta degli eletti da Dio’. La televisione è diseducativa e tendente al degrado, a parte rarissime eccezioni, ma ho avuto il dispiacere di costatare che non siamo l'unico paese che sta prendendo questa via”.

FRANCESCA PASQUINI rivela i suoi sogni, a partire da quelli che sta realizzando ora: “In futuro mi piacerebbe poter lavorare con grandi autori del cinema italiano e internazionale e nello stesso tempo riuscire a lavorare anche in teatro, con registi come Antonio Latella che ho avuto la fortuna di avere come insegnante in Accademia. Adesso sto preparando un progetto scritto da me che avrà come protagonisti alcuni dei miei compagni di classe dell'Accademia; vorrei raccontare ad un numero il più ampio possibile di pubblico una storia esilarante e grottesca che fa riflettere sull'importanza del mestiere dell'attore, fatto di condivisione, empatia, contatto col diverso, sensibilità... tutti valori alla base di ogni comunità”. Sulla cultura in Italia? “Purtroppo penso che la situazione culturale in Italia sia in un periodo abbastanza critico. I finanziamenti destinati al settore non sono sufficienti, gli artisti non sono tutelati al pari degli altri lavoratori e spesso il nostro mestiere non viene neppure considerato un mestiere; quante volte dopo la mia risposta alla domanda ‘che lavoro fai?’ ho sentito ribattere ‘e poi?’. Spesso sfugge che i lavoratori dello spettacolo operano in un servizio pubblico fondamentale a livello sociale. Io ad esempio ho frequentato il liceo classico: studiavamo la metrica e i paradigmi dei verbi greci e non siamo mai andati a teatro a vedere una tragedia. Come si può spiegare solo in teoria qualcosa che è nato da un atto collettivo, da un coro? E tutto dovrebbe partire già dalla scuola, bisognerebbe mettere in contatto fin da subito i bambini col teatro, il canto ,la danza perché queste sono discipline che educano al rispetto dell'altro,allo sviluppo della creatività, alla collaborazione e più in generale formano l' individuo come essere sociale. Per migliorare questo paese innanzitutto bisognerebbe investire sempre di più nell'educazione, nella cultura”.

“Quello che mi aspetto dal futuro – dice MICHELE RAGNO - è cominciare a muovere i primi passi nel mondo lavorativo senza però abbandonare la mia formazione. Poi vorrei partire per un bel viaggio, sono affascinato dall'Asia”. La cultura in Italia? “In questo momento di crisi, di confusione, credo che la cultura debba tornare a far parte della vita quotidiana di ognuno. La cultura è ricchezza, patrimonio etico e materiale di un popolo. Spesso ce lo dimentichiamo”.

DIMITRI SKOFIC è deciso: “Voglio portare avanti la mia preparazione di attore e ampliare la mia conoscenza sui fatti del mondo per poter dare spessore a qualunque personaggio mi sarà proposto, a prescindere dai tempi di preparazione. Spero di essere in grado di arrivare a persone di diverse nazionalità. Aspiro a smuovere il cuore delle persone. Come lo hanno fatto per me diversi attori/artisti, tra cui mi viene in mente Viggo Mortensen: per esempio quando vedo lui nei film non vedo Viggo ma vedo il personaggio e il mondo che vuole comunicare”. “La cultura – osserva - è alla base della mia educazione essendo cresciuto in una famiglia di artisti in cui i film, i libri, la musica e il teatro sono stati il mio ‘nutrimento quotidiano’. Ricordo che due anni fa, come prova d’esame alla Scuola di recitazione Eutheca, ho scritto un monologo intitolato ‘La barca dell’ignoranza’: presi spunto dall’atto vandalico degli ultras olandesi che devastarono la famosa fontana della Barcaccia a Piazza di Spagna, per esaltare la bellezza dei nostri monumenti. Penso che la cultura faccia parte del nostro patrimonio genetico e dobbiamo sostenerla e proteggerla come avviene anche in altri paesi europei, ad esempio, la Francia. La nuova legge sul cinema e audiovisivo appena approvata da noi è un grande passo avanti. Oltre ad essere di aiuto economico ai professionisti nei vari settori, da una sterzata di fiducia a noi giovani che avremo più sostegno ed opportunità grazie ai finanziamenti del Fondo Cinema. Questo ci fa sentire più responsabili e ci stimola ad esprimere al meglio i nostri talenti”.

“La mia aspirazione può sembrare apparentemente banale, ma non c’è desiderio più grande che poter vivere d’arte”, dice PIETRO TURANO. “Sono cresciuto in una casa dove ogni notte il salone si trasformava in un laboratorio creativo dove mio padre, tornato dal lavoro, dava spazio alla sua creatività. So che avrebbe voluto dedicare tutto se stesso alla sua arte, ma non sempre è possibile garantire alla propria famiglia una stabilità economica solamente con questo. Per il mio futuro cerco di investire tutte le mie energie nello studio e nell’esperienza per poter vivere un giorno di cinema e teatro, ma soprattutto per poter contribuire in qualche modo alla ricerca e all’evoluzione culturale del paese, senza escludere anche altre forme d’arte. Sul palcoscenico ho imparato che c’è una grande differenza fra ‘fare’ e ‘stare’, ‘interpretare’ ed ‘essere’. Forse fare arte significa proprio stare nelle cose, esserle, e firmarle con una cifra che sia quella della propria anima”. Sulla cultura in Italia osserva: “Parlare di cultura in Italia è sempre un po’ deprimente, nel senso che questo paese rappresenta storicamente un contenitore di primati assoluti, ma assolutamente incapace di sfruttare l’enorme potenziale che ha, soprattutto dal punto di vista culturale. Abbiamo ereditato un patrimonio artistico incredibile che oggi implora dignità e che stiamo abbandonando senza alcun rispetto e capacità; siamo stati produttori del cinema più raffinato del mondo e oggi Cinecittà sembra solo lo scheletro di una vecchia gloria. Ma come succede in tutte le realtà in crisi, anche in Italia sento nell’aria la forza di un nuovo fervore artistico che nasce nel sottosuolo e chiede di riscattarsi. È questione di tempo e una bomba esploderà, una bomba particolare, a lento rilascio”.