“Il primo nemico è sconfiggere ogni forma di gioco illecito che distrugge la possibilità di attuare la mission istituzionale di un gioco pubblico al servizio dei cittadini e che, quotidianamente, cerca di farsi assimilare ad esso, proponendosi come concorrente”. Lo ha detto Paolo Gioacchini, del comitato di presidenza Astro, l’Associazione degli operatori del gioco lecito, nel corso del convegno “A che gioco giochiamo: come prevenire il gioco d’azzardo patologico”, tenutosi oggi ad Ancona. In merito al tema della pubblicità, Gioacchini si è detto “preoccupato della persistente lacunosità degli interventi di monitoraggio sul rispetto dei limiti attuali, dai quali non può che discendere una inevitabile istanza di aggiungerne altri”. Riguardo l’offerta di giochi, “ora e' sproporzionata anche rispetto alla richiesta, ma l'ipertrofia non è stata cagionata dalle imprese, ma dalla crescente necessità di fiscalità del gioco”, ha segnalato Gioacchini che ha aggiunto: “Le imprese di gioco di Confindustria hanno proprio per questo presentato una richiesta di riduzione già da tre anni, per certi versi molto più incisiva e penetrante di quella che oggi è allo studio, benché, a nostro avviso, più equilibrata ed efficace”.

Gioacchini si è poi soffermato sul gioco minorile. “Il problema è internet: banner online di siti di gioco imperversano in rete e, per quanto ci sforziamo di dipingere il gioco come ‘il male’, le giovani generazioni saranno sempre attratte dai messaggi sul web ed il proibizionismo alimenterà le illegalità. Quindi se lo scopo e' proibire il gioco lecito, perché si vuole punire chi fa gioco lecito, e' giusto mettere 500 mt dai luoghi sensibili. Se invece l'obiettivo del distanziometro è curare, questo non risolve il problema perché, se introduco un divieto per i bar che può essere aggirato con lo smartphone, ho solo spostato il problema, aggravandolo, in quanto ho privato il territorio di un presidio di legalità”.

Per Gioacchini, “l'obiettivo dovrebbe essere il contrasto al gioco patologico ed illegale, non l'allontanamento del gioco lecito in quanto tale”. Ha concluso l’esponente di Astro: “Ci sono troppe macchine da gioco, ma sono anche troppi gli operatori, anch'essi sottovalutati nella loro importanza strategica e per questo - a volte - non selezionati sulla base dei giusti requisiti: che il gioco sia delicato e non possa essere gestito da chiunque credo sia una banalità, ma rimarcarlo non guasta. Auspichiamo, come industria, regole più restrittive e leggi che selezionino qualitativamente gli operatori, pretendiamo che siano espulsi coloro che violano la legge e che si tuteli quelli che la osservano, colpendo anche chi, magari per ‘superficialità’, si rende responsabile di atti gravissimi, come il caso dell'esercente ‘che presta soldi al giocatore’. In questi casi la licenza va bruciata”.