Massima allerta nelle regioni del Nord a causa delle precipitazioni violente ed improvvise.Al cotnrario di quanto accadde nel 1994 - quando i fiumi strariparono - stavolta la prevenzione ha funzionato, ma la paura resta. Il Po è uscito dagli argini a Torino mentre l'eventuale piena del Tanaro fa tremare.

Preoccupazione da aprte degli agricoltori che ancora non sono in grado di stimare i danni. Ma che chiedono intanto che sia inserita una integrazione ad hoc nella Legge di Bilancio .

Nubifragi e bombe d’acqua stanno lasciando il segno sull’agricoltura. Al Nord e ora anche nel Centro Italia, proseguono i rovesci violenti che stanno provocando ingenti danni alle aziende. In poche ore spazzati via milioni di euro. Situazione critica in particolare a ridosso dei fiumi. Piemonte e Liguria valgono ben 4,5 miliardi di euro per la produzione agricola e alimentare.

E’ impossibile, allo stato attuale, elaborare stime attendibili circa i danni che sta provocando, anche all’agricoltura, la straordinaria ondata di maltempo che si sta abbattendo sul Paese, partendo dal Nord. Il monitoraggio che sta effettuando la Cia-Agricoltori Italiani nei territori più toccati lascia però poco spazio all’ottimismo: in poche ore l’ordine di grandezza delle perdite è di milioni di euro.

Asti, Cuneo e Alessandria le province che stanno vivendo i maggiori disagi, con Alessandria in allerta per la situazione dei fiumi, a rischio esondazione. Anche il versante ligure sott’acqua, con le piogge più violente che hanno interessato paesi in quota. Tanta pioggia anche nelle province di Imperia e Albenga, preoccupa meno il territorio genovese.

Le maggiori difficoltà ovviamente sono per i centri urbani, ma anche per le attività agricole c’è forte preoccupazione: oltre ai danni materiali ad attrezzature e strutture (serre in particolare) si aggiungono quelli della logistica, che tocca principalmente gli allevamenti zootecnici, ma sono state spazzate via anche le coltivazioni orticole in pieno campo (verdure autunnali).

Oltre a recepire lo stato di calamità -secondo la Cia- fin da subito il Governo dovrà intervenire per l’emergenza delle aree investite, inserendo misure dedicate già nell’attuale Legge di Bilancio. Infatti, l’areale agricolo investito dal maltempo costituisce un serbatoio importante per l’economia complessiva del settore primario in Italia. Non solo i vini di pregio (la fase di vendemmia si è già conclusa nella normalità), ma anche la grande tradizione nei formaggi di qualità e nelle orticole. Piemonte e Liguria assieme generano una produzione agricola che vale 4,5 miliardi di euro e ben 2,4 miliardi di valore aggiunto. Da sole coprono circa il 15% dell’export agroalimentare del Paese toccando quota 5,5 miliardi di euro movimentati ogni anno.

Il maltempo -continua la Cia- non sta risparmiando neanche le campagne del Centro Italia ma la situazione, per il momento, desta meno preoccupazione con danni -conclude la Cia- da ritenersi fisiologici vista la quantità d’acqua caduta con violenza in poche ore.

Con il maltempo ancora in corso, seppure in lieve miglioramento in Liguria, è ancora presto per quantificare i danni del maltempo che sta imperversando nel Nord Ovest della penisola, ma è fuor di dubbio che l’agricoltura sia stata pesantemente colpita. Per quanto possiamo ipotizzare, tanto nelle province liguri quanto nel territorio piemontese si annunciano danni per decine di milioni, ma è solo una prima, parziale e provvisoria stima. Colpite strutture, attrezzature, serre, coltivazioni all’aperto e allevamenti in aree dove produzioni vitivinicole orticole, florovivaistiche e zootecniche rappresentano segmenti fondamentali dell’economia agroalimentare del Paese. Necessario determinare subito lo stato di calamità nelle due regioni e intervenire anche attraverso integrazioni alla legge di bilancio e con apposita decretazione, in considerazione dell’importanza dell’evento dal punto di vista economico e per procedere celermente anche al ripristino delle infrastrutture viarie”.

Lo ha detto il presidente dell’Unione Generale Coltivatori, Pietro Minelli, commentando la grave situazione determinatasi per il maltempo nel Nord Italia.

“Con l’arrivo della pioggia ci ritroviamo di fronte a frane, alluvioni, terreni allagati e colture danneggiate. Purtroppo però il dibattito che segue alla situazione di emergenza non viene mai accompagnato da atti concreti e di lunga durata, e così, dopo i primi dibattiti e interventi, tutto torna come prima”. Lo afferma Franco Verrascina, presidente Copagri.

“Non possiamo continuare a nasconderci dietro ai cambiamenti climatici, è ora che il paese si assuma la propria responsabilità in termini di investimenti in prevenzione, manutenzione del rischio idrogeologico e stop alla cementificazione. Che fine ha fatto la legge sul consumo di suolo?” si chiede Verrascina. “E’ vero che nel ddl bilancio è stato fatto un primo passo con l’approvazione degli emendamenti sugli oneri di urbanizzazione, ma non è possibile che ci vogliano anni per approvare una legge su un tema così delicato per la salvaguardia del territorio e dell’agricoltura.”

“In tal senso, prosegue il presidente Copagri, è fondamentale il ruolo degli agricoltori nella manutenzione del territorio e del paesaggio soprattutto in quelle aree rurali più esposte a fenomeni di questo tipo e nelle zone montane maggiormente soggette all’abbandono e allo spopolamento. E’ dunque vitale riconoscere il giusto ruolo agli agricoltori evidenziando la multifunzionalità che ogni impresa agricola deve avere, nella tutela del suolo, del territorio e del paesaggio, la manutenzione idrogeologica, in un quadro di prevenzione generale.”