“Molti oggi affermano che siamo di fronte ad una crisi strutturale del Parlamento e addirittura a un problema di identità delle assemblee elettive causato da fattori politici e istituzionali. Sul piano politico, il Parlamento fatica a svolgere il suo ruolo tradizionale di mediazione, per una pluralità di fattori: la frammentazione partitica e il trasformismo parlamentare”. Lo ha dichiarato il presidente del Senato Pietro Grasso nel corso del suo intervento alla presentazione del Master "Parlamento e Politiche Pubbliche" della Luiss Guido Carli. “La mediazione politica si svolge sempre di più al di fuori degli ordinari circuiti parlamentari e le forze parlamentari sono costrette in un ruolo più passivo che attivo. Le conseguenze di queste tendenze si avvertono non solo nel rapporto fra Parlamento e Governo, ma anche in quello fra elettori e rappresentanti. Alimentato della crisi etica dei partiti, il senso di disaffezione degli elettori nei confronti della politica si ripercuote in maniera crescente sull'istituzione parlamentare e investe la rappresentanza quale interprete e filtro dei bisogni e degli interessi della cittadinanza”. Sul piano istituzionale, “il ruolo del Parlamento è sminuito in diversi ambiti. Nella produzione legislativa, le forzature spesso imposte al procedimento parlamentare dal ricorso strutturale alla decretazione d’urgenza e al voto di fiducia mortificano il ruolo primario del Parlamento come sede trasparente e pubblica di dibattito e conciliazione delle istanze politiche, nonché come luogo di ponderazione di soluzioni alternative. Rispetto alle funzioni non legislative, inoltre, i poteri di indirizzo e di controllo del Parlamento sono fortemente limitati dal crescente rilievo di sedi decisionali, quali le Banche centrali e le istituzioni finanziarie, sottratti agli ordinari circuiti di controllo democratico”.

Anche guardando allo scenario internazionale, “il parlamento si conferma più che mai una istituzione strategica nelle dinamiche istituzionali che legano i cittadini a procedimenti decisionali complessi e sempre più globalizzati. Non vi è alternativa alla democrazia rappresentativa e al ruolo dei Parlamenti, che offrono al cittadino strumenti insostituibili per conoscere, comprendere, contribuire alle decisioni che li riguardano. Perché le assemblee rappresentative siano poste nelle condizioni di esercitare al meglio questa funzione, bisogna investire nella riscoperta della partecipazione alla dimensione pubblica che parta dalla base. E cioè che muova dalla formazione politica dei futuri parlamentari, e quindi dal recupero a favore dei partiti del ruolo di autentici intermediari delle istanze provenienti dal basso. E che parta dalla comunicazione politica, che deve abbandonare l’approccio demolitorio dell’anti-politica e degli attacchi alla casta per riappropriarsi del suo ruolo di strumento di informazione e sensibilizzazione. I cittadini devono poter conoscere in maniera sempre più trasparente l’operato degli eletti”.

“Io mi sono affacciato da poco tempo all’esperienza rappresentativa – dice in conclusione - ma ho sempre creduto che la missione della politica, quella con la "P" maiuscola, sia interpretare e dare corpo e sostanza ai bisogni dei cittadini, perseguendo l'interesse generale piuttosto che facili consensi e lusinghe elettorali. La sfida futura è nella ricerca di una nuova dimensione etica della politica, basata sulla riscoperta del mandato rappresentativo come servizio alla collettività: un mandato che è libero soltanto se sa superare la ricerca del favore mediatico e incarnare il senso vero e profondo della democrazia. Il primo strumento di questo rinnovamento è ripensare il ruolo dei partiti e la loro regolamentazione interna, anche ai fini della selezione della classe dirigente, secondo il parametro del ‘metodo democratico’ che è richiamato dall’articolo 49 della Costituzione, purtroppo ancora inattuato”.