Abbiamo sempre ritenuto, evidentemente sbagliando, che i libri dati al rogo o il tentativo di oscurare la libera circolazione delle notizie e, perchè no, anche dei pareri e dei commenti, appartenessero ad un oscuro passato. Gesti e comportamenti da ascrivere all'oscurantismo religioso oppure ai regimi totalitari. Sconvolge, invece, dover prendere atto che il tentativo di imbavagliare l'informazione, impedirne il pluralismo, ridurre l'attività giornalistica a mera “merce” da poter, in quanto tale, comprimere tra le “cose “ oggetto di embargo, si appalesa come “metodo” anche in quelle che dovrebbero essere le forme più avanzate di democrazia. Inutile girarci intorno: quanto denunciato dal Direttore Generale di Sputnik, Margherita Simonyan. è allarmante e deve portare ad una risoluta presa di posizione da parte di quanti operano sulla frontiera incandescente del giornalismo.

E' un periodo buio, quello che l'Unione europea sta conoscendo in questi anni: troppa burocrazia, grandi egoismi, scelte egocentriche. E tuttavia che si arrivi anche ad assistere ad una sfrontata pratica liberticida del Parlamento Europeo che approva una risoluzione dal titolo "Comunicazioni strategiche dell'UE come contromisure alla propaganda di parti terze", rappresenta un eccesso che rasenta l'incredibile. Già appare discutibile che a fronte di una premessa apodittica (“la Russia fornisce sostegno finanziario ai partiti politici d'opposizione dei paesi membri della UE ed utilizza le relazioni bilaterali coi singoli paesi come fattore di divisione tra i membri dell'Unione”) si eviti di fornire un qualsiasi, pur flebile, elemento di riscontro. Il tutto diventa però ancora più inaccettabile quando ci si spinge fino a qualificare come “minacce informative all'Unione Europea ed ai suoi partner nell'Europa Orientale” il quotidiano lavoro di organi di informazione primaria come la, espressamente citata, agenzia Sputnik. Resta da augurarsi che i contenuti di tale risoluzione siano frutto di superficialità e di mancata conoscenza diretta del lavoro di buona parte dei media, compresa l'agenzia Sputnik. In caso diverso, dovremmo ritenere che ci si trovi davanti ad un attacco premeditato che ha come fondamento la più sciocca controinformazione e persegue lo scopo di impedire la loro attività nei paesi dell'Unione Europea.

Vista, poi, nell'ottica di chi svolge attività giornalistica in Italia, e quindi in uno dei Paesi fondatori dell'Unione Europea, tale risoluzione non può che provocare, dopo l'iniziale senso di smarrimento, una riflessione sulla sua incoerenza con quanto prescritto dalle stesse normative della UE sui diritti dell'uomo e la libertà d'informazione. Forse è il caso di ricordare l'articolo 19 del patto Internazionale sui diritti civili e politici, l'articolo 11 della Carta dell'Unione sui diritti fondamentali e la risoluzione dell'Unione Europea dell'11 dicembre 2012 sull'elaborazione di una strategia di libertà digitale sulla politica estera della UE. E' per tutte queste ragioni, oltre che per la personale esperienza maturata in questi anni di collaborazione con i colleghi di Sputnik, che facciamo nostro l'appello rivolto alla Federazione Europea dei Giornalisti; a quella Internazionale; al Centro Internazionale del Giornalismo (USA), l'Istituto Internazionale della Stampa (Austria), il Comitato per la difesa dei giornalisti (USA), l'organizzazione internazionale anticensura "Index" (Gran Bretagna). Analogamente facciamo nostra la richiesta all'ONU e ad UNESCO, all' OSCE e "Reporters senza Frontiere" perchè, insieme, impediscano il concretizzarsi di quelle che sono delle evidenti limitazioni alla libertà d'informazione, nonché al tentativo, da parte di ben individuabili settori dell'Unione europea, di ostacolare l'attività dei media russi Sputnik e RT in Europa.