Imparare “le regole del gioco” per evitare di cadere nelle trappole del gioco d’azzardo patologico: questo l’obiettivo dell’innovativo progetto che l’Ulss 7 di Pieve Soligo (Treviso), prima in Italia, ha avviato, in collaborazione con due scuole superiori, l’Isiss “Casagrande” di Pieve di Soligo e il “Da Collo” di Conegliano. In questa prima fase, sperimentale, l’iniziativa coinvolge circa 500 studenti. “Nella prima fase dell’intervento -precisa Carlo Cenedese, referente del Centro per le dipendenze giovanili dell’Ulss 7 - si va a individuare, grazie a un questionario che i ragazzi compilano on line, il profilo di rischio individualizzato. Sulla base del profilo che emerge, ed è questo l’aspetto davvero innovativo, ogni studente sarà invitato a svolgere specifiche attività su una piattaforma informatica. Le esercitazioni riguardano semplici giochi di probabilità, quiz informativi e vere e proprie esperienze di gioco, finalizzate a mettere in luce gli inganni del gioco d’azzardo e i rischi connessi allo sviluppo di una dipendenza”.

“Si tratta una tipologia di intervento -spiega Michela Frezza, direttore del Servizio per le dipendenze dell’Ulss 7 - che si realizza prevalentemente su piattaforma informatica e che si sta diffondendo a livello internazionale sotto la denominazione di electronic screening and brief intervention (e-SBI). Ultimata la fase sperimentale a valutare i risultati sarà l’Università di Padova, che da anni collabora con l’Ulss 7 per quanto attiene, in particolare, la valutazione dell’efficacia degli interventi in area prevenzione. Se saranno confermati i buoni risultati ottenuti nel Regno Unito, il progetto sarà esteso a livello nazionale e potrà diventare uno strumento importante da utilizzare per la prevenzione allo sviluppo della dipendenza da gioco, grazie all’approccio “smart” e multimediale, particolarmente adatto ai giovani. Va sottolineato che il progetto, oltre a essere innovativo dal punto di vista metodologico è anche facilmente “replicabile” e non particolarmente impegnativo per le scuole in termini di ore scolastiche dedicate”.

“Il numero di giocatori, anche tra i ragazzi, è, purtroppo, in continuo aumento - sottolinea Francesco Benazzi, direttore generale dell’Ulss 7-. Di qui la necessità di intervenire già in età adolescenziale suggerendo possibili azioni precoci su comportamenti e abitudini che potrebbero poi consolidarsi. Gli adolescenti sono considerati un gruppo ad alto rischio di sviluppare problemi relativi al gioco d’azzardo perché tendono a sottostimare i rischi legati al gioco e spesso hanno difficoltà a chiedere aiuto”.

L’ambulatorio per il gioco d’azzardo patologico dell’Ulss 7 ha fin qui seguito, nell’anno in corso, 155 persone, 86 alle prese con problemi di dipendenza dal gioco (erano stati 75 lo scorso anno) e 69 familiari. Tra i pazienti netta la prevalenza maschile (71 contro 15). Dal punto di vista professionale la categoria più rappresentata è quella dei dipendenti (31), seguito da disoccupati (16), liberi professionisti (12) e dai pensionati (10). Più della metà (45) hanno più di 44 anni, la fascia d'età più rappresentata è quella tra 45-49 anni; Il più giovane ha 16 anni e mezzo, il più anziano ha da poco compiuto 80 anni. In tutto vi sono 4 ragazzi tra i 16 e i 24 anni.