"Io prendo un impegno morale di non considerare i voti al referendum in termini politici, sia per gli uni sia per gli altri. Il 5 dicembre c’è un'altra stagione che si deve aprire". Lo dice il premier Matteo Renzi nel videoforum condotto dal direttore di Repubblica Mario Calabresi e da Massimo Giannini. "Alla fine vince l'Italia, che vincano i Sì o vincano i No, vince la democrazia. Spero che sia una bella festa e tanti vadano a votare” , dice Renzi. IPOTESI DOPO IL REFERENDUM - Che fa se vince il no? Matteo Renzi non vuole rispondere alla domanda diretta. “Non voglio di nuovo personalizzare - dice Renzi - discutere del mio futuro sarebbe nuovamente sbagliato. Domenica non si vota su Matteo Renzi. Che ci siano delle conseguenze è poi altra storia "che un voto cosi' importante abbia delle conseguenze anche sul governo e' evidente. Ma nonostante la mia nota autostima, io non ho particolari preoccupazioni nel riconoscere che io valgo molto meno della riforma costituzionale. L'esperienza di un governo e' meno importante delle riforme. Gli italiani devono votare su una scheda sì o no alla riforma. Cosa faccio io non interessa ai cittadini”. “Non si vota su chi sa quali modifiche ma sulla riduzione della burocrazia in Italia e sull’organizzazione del Paese”, insiste il premier

DEBITO E PIL - “Oggi l’Italia torna a essere protagonista. Il Pil oggi è ancora basso ma tra -2,3 e +0,8 preferisco +0,8%. Non è vero che siamo il fanalino di coda, il debito comincia a scendere, è vero di poco ma tra salire e scendere poco preferisco che scenda poco”, replica a Giannini che ha anticipato il dato Istat sul debito pubblico che scende del -0,3. POTERI FORTI - "Io vengo da Rignano sull'Arno e a Rignano sanno che le élite non sono i giudizi di Schauble e Steinmeier"."Non è élite - aggiunge - quella formata da cinque ex presidenti del consiglio, che sono contro questa riforma? Non è élite una parte importante del corpo dei super-docenti, peraltro spesso con super-pensioni, che hanno parte della responsabilità per la mancata crescita del paese? E' ovvio che Schauble e Steinmeier sono a favore delle riforme perché tutti i governi in Europa hanno sempre detto che l'Italia deve fare le riforme. E credo che preferiscano avere a che fare con un governo politico, piuttosto che con uno tecnico come quello dell'Economist. Ma a Rignano, questo interessa il giusto", afferma il premier. E ancora: "Preferisco le considerazioni di Wall Street Journal che fa una critica nel merito" dicendo che altre riforme sarebbero state più urgenti di quella costituzionale, "all'Economist che dice che si deve votare no così arriva un governo tecnocratico. Credo che chi sente governo tecnocratico o tecnico, tiri fuori i suoi amuleti".

SENATO - "Il Senato continuerà ad essere eletto dai cittadini. La Costituzione non disciplina l'elezione del Senato perché non è in Costituzione: va fatta la legge elettorale sul nuovo Senato. Il Pd ha una sua proposta di legge, ma non può discuterla prima che sia approvata la riforma costituzionale. E la proposta è quella della minoranza Pd: è la proposta Chiti". Ma il 4 dicembre dice il premier "voglio che sia chiaro, chi vuole bloccare la Casta ha in mano una matita domenica. Se poi gli italiani dicono no, preparo i pop corn per vedere in tv i dibattiti sulla Casta". Quella di domenica è "un'occasione unica, che non ricapita se non tra venti anni, come la cometa di Halley" . MPS - "La questione bancaria sara' affrontata dopo il referendum. L'Italia è un Paese solido, affronteremo quello che c'è da affrontare", dice il leader del Pd. E ancora: "Vorrei raccontare di Mps, io ho chiuso la campagna delle primarie del 2012 a Siena, ci sono stati errori della politica su Mps e ci sono nomi e cognomi". Un altro errore, dice, è stato il mancato intervento nel 2012-2013. PUBBLICO IMPIEGO - Il premier si augura di poter già chiudere oggi nell'incontro che ci sarà con i sindacati. LO SCHIERAMENTO DEL NO - Come ha fatto a mettere insieme Monti e D'Alema, entambi a favore del 'no'? "Non c'è dubbio che non mi amino molto. Ma Monti ha votato sì in prima lettura: poi ha cambiato idea. Massimo D'Alema è stato un sostenitore delle riforme per tantissimo tempo. Berlusconi ha votato sì alla riforma costituzionale e all'Italicum. Questa riforma è nata con la consultazione dei professori, 122 modifiche nelle letture tra Senato e Camera, non è uscita dal governo e basta".