L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria Staffan de Mistura ha spiegato ai deputati europei che la parte orientale di Aleppo potrebbe essere liberata entro Natale. Dopo 6 anni di guerra, in Siria i civili continuano a morire. Negli ultimi giorni, 50mila persone sono fuggite dalla zona orientale della città per l’avanzamento delle forze governative. In un'intervista dopo il suo incontro con le commissioni Affari Esteri e Sviluppo, l’inviato ha parlato della necessità di una soluzione politica. Ci può dare una panoramica della situazione attuale in Siria? Con tristezza e orrore, gli sforzi militari stanno subendo un’accelerazione per chiudere il conflitto. La gente ha sofferto per sei anni e proprio oggi circa 16.000 persone si stanno spostando nuovamente tra le zone di battaglia. A livello umanitario, il quadro è molto cupo. Abbiamo bisogno di pressioni internazionali per evitare che i bombardamenti pesanti continuino. In tutta onestà, non ci sono prove che la Russia stia bombardando Aleppo orientale in questo momento; è l'aviazione siriana a farlo. Non posso dire quanto durerà quella zona di Aleppo prima di essere completamente liberata. A Natale, se sarà tornata tutta la città sotto il controllo del governo, i danni saranno comunque ingenti. L'aiuto umanitario è necessario prima di allora.

Con così tanti soggetti coinvolti, ci sono speranze che si arrivi a una soluzione politica credibile? Probabilmente l’idea comune è che sia quasi impossibile. A livello geopolitico, non c’è quasi mai stato un conflitto con così tante parti chiamate in causa: interessi regionali, internazionali, diversi gruppi armati e l’Isis. Questo non vuol dire che una soluzione non esista, c’è una tabella di marcia: la risoluzione 2254. Sarebbe da applicare, non è troppo tardi. In ogni caso, nessun risultato sarà stabile senza una soluzione politica. Per quanto riguarda i colloqui, non sono l’unica speranza ma sono utili. Non possiamo essere ostaggi delle operazioni militari durante tutto il conflitto. Il segreto è parlare con tutti gli interlocutori seriamente intenzionati a negoziare, governo compreso.

Che ruolo sta giocando la Russia in questo momento? Il neo presidente statunitense Trump vorrebbe collaborare con la Russia in Siria, quale impatto potrebbe avere un’azione combinata? Non vi alcun è dubbio sul fatto che il coinvolgimento della Russia sia stato un punto di svolta. Il loro obiettivo è evitare che ci sia una “nuova Libia”: pensano a una transizione graduale, al posto del colpo di stato. In secondo luogo la Russia vuole combattere l’Isis. Se Trump darà seguito alle sue parole riguardo alla necessità di combattere lo Stato Islamico, allora penso che sia una buona idea accordarsi con la Russia. Tutti vogliamo combattere il califfato ma per sconfiggerlo ci vuole una soluzione politica inclusiva. L'Ue e i suoi Stati membri sono in prima linea per la risposta internazionale alla crisi. Quale ruolo potrebbe svolgere l'Unione nel rinconciliare la Siria e ricostruire dopo questi anni di conflitto? L'Europa subisce per prima la guerra siriana; la crisi dei rifugiati è diventata una questione importante per la stabilità politica. L'Europa deve rimanere in prima linea e sostenere l'Onu, come sta già facendo Federica Mogherini . L'Ue può anche fare molto in termini di mediazione con l'Iran, l'Arabia Saudita e gli altri soggetti della regione mediorientale. L'aspetto più importante, però, è la ricostruzione. Nessuna istituzione è pronta a contribuire alla ricostruzione della Siria quanto l’Europa. Anche questo passaggio si basa su una politica inclusiva e credibile. Non si tratta soltanto di una sconfitta o una vittoria.