Nell'ambito di una più ampia articolata indagine coordinata dalla Dda, i Carabinieri del Reparto Anticrimine di Napoli hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo relativamente a violazioni alle norme urbanistiche per opere di urbanizzazione dell'area P.I.P. (Piano degli lnsediamenti Produttivi) del Comune di Marano, in provincia di Napoli, interamente realizzate grazie al contributo pubblico, che ammontano a 4 milioni di euro, risorse erogate dal Comune. Tre le persone sottoposte ad indagini , tra questi i fratelli Aniello e Raffaele Cesaro, già proprietari della Concessionaria Cesaro s.r.l. Costruzioni Generali che ha ottenuto l'appalto per la realizzazione del predetto complesso industriale. Varie le fattispecie di reato quali: minaccia per costringere a commettere un reato (611 c.p.) falsità materiale ed ideologica commessa da pubblico ufficiale (476 e 479 c.p.), e i reati strettamente connessi alle irregolarità nell'esecuzione delle opere di urbanizzazione (all'art. 65, 72 e 75 del D.P.R. n° 380/2001). Dalle indagini, avviate nel dicembre 2015, è emerso che le opere di urbanizzazione, costruite a supporto del complesso industriale realizzato in regime di "'project fìnancing", non sono state mai collaudate da relativi certificati e le relazioni tecniche sono state falsificate. Inoltre, essendo state realizzate non rispettando le indicazioni progettuali, gran pa11e delle predette opere non sono neppure collaudabili. In particolare, l'attività di verifica ha consentito di appurare che: i certificati di collaudo sia provvisorio che definitivo sono risultati totalmente falsificati, in quanto l'attività di verifica non è mai stata svolta. In particolare: per il primo veniva coinvolto un ingegnere, già dipendente del Concessionario, e costretto a firmare il collaudo a fronte della minaccia di non continuare il rapporto lavorativo. Per il secondo, è stato accertato l'utilizzo del timbro professionale di un ignaro ingegnere la cui firma è stata falsificata. Dato quest'ultimo riscontrato da mirata perizia grafica. Nei certificati di collaudo delle opere di urbanizzazione si attestava lo svolgimento di visite in cantiere mai avvenute nonché si dava atto di un consuntivo finale dei lavori non corrispondente al quadro economico del progetto che la ditta avrebbe dovuto realizzare. Secondo gli inquirenti, nessuna documentazione era stata presentata presso il Genio Civile di Napoli sebbene gli interventi di urbanizzazione prevedessero opere in cemento armato; e non c’era traccia di atti presso gli uffici Comune di Marano di documentazione relativa a verbali di visita in cantiere prodotta dalla direzione lavori e/o del collaudatore delle opere. Assenti anche gli atti del Comune riguardo la contabilità complessiva delle opere di urbanizzazione realizzate e del conto finale ed infine la realizzazione delle opere avveniva con l'utilizzo di materiali diversi e di qualità interiore rispetto a quelli previsti in progetto, e formalmente contabilizzati. “Quanto accertato - si legge nella nota firmata dal procuratore della Repubblica di Napoli Giuseppe Borrelli - rappresenta l'esito di uno dei filoni d'indagine scaturiti dalle dichiarazioni rese da diversi e impo1ianti collaboratori di giustizia. In particolare. il coinvolgimento dei vertici del clan Polverino nel P.I.P. di Marano e quindi la sussistenza dell'aggravante mafiosa contestata ai CESARO ha trovato il suo iniziale fondamento nelle propalazioni di Perrone Roberto, Di Lanno Biagio e Diana Tammaro”.