Insidiavano chi cercava di smettere, tentandoli con offerte di droga, in particolar modo eroina che vendevano a prezzi modici e rateizzati. Era il Sert di Lemezia Terme la nuova piazza di spaccio della banda tratta in arresto giovedì dalla Polizia di Lamezia Terme. Davanti all’ospedale ‘Giovanni Paolo II’, dove si trova la sede del Servizio per le tossicodipendenze, Giuseppe Campisano, Marcello Ciliberto, Francesco Cittadino, Bruno Mazzotta e Domenico Mazzotta si avvicinavano ai loro potenziali clienti, che stavano affrontando un delicato percorso di disintossicazione, per invogliarli con una dose. In cambio, a volte, si facevano pagare col metadone che il Sert forniva ai tossicodipendenti. Un sistema comodo che faceva leva sulle precarie condizioni psicologiche di chi, invece di allontanarsi dalla dipendenza, ricadeva nel vortice della droga e che è stato smantellato da una attenta attività di indagine partita dal monitoraggio dell’abitazione di Rosario Franceschi, noto spacciatore di Lamezia Terme. L’attività investigativa, che si è avvalsa anche di intercettazioni ambientali e telefoniche, ha permesso di individuare la “banda del Sert” all’interno della quale vi era una distribuzione dei compiti tra gli spacciatori, i procacciatori di clienti e i fornitori. “Nel corso delle indagini – ha spiegato il dirigente del Commissariato di Lamezia Terme, Antonio Borelli – sono state sequestrate numerose dosi di sostanza stupefacente, tra cui circa 30 grammi di cocaina”. Gli arrestati avevano tutti numerosi precedenti penali. “Dalle indagini è scaturito anche che Giuseppe Campisano si trovava a fare spaccio con Bruno Mazzotta, il cui fratello lo aveva gambizzato due anni fa”, ha sottolineato Borelli. Un ambiente degradante e disgraziato quello emerso dalle indagini che la Polizia ha consegnato alla Procura di Lamezia Terme e che mettono in luce le problematiche di un territorio sotto la lente della Questura di Catanzaro, come ha sottolineato il questore vicario Andrea Pietroiusti. Attivita’ investigativa che ha convinto il procuratore facente funzioni Luigi Maffia e il sostituto Marta Agostini e pienamente accolta dal gip Carlo Fontanazza che ha disposto il carcere per gli tutti gli indagati tranne Franceschi, destinato ai domiciliari per motivi di salute.