“Il rischio che si faccia passare per interesse nazionale quello che invece è l’interesse dell’apparato centrale o del governo di turno. Una connotazione anticiclica dato che il ripristino dell’accentramento statale va ad esautorare ancora prima che le autonomie territoriali le prerogative di gruppi sociali e collettività locali vanificando le importanti conquiste sociali raggiunte negli ultimi anni”. Così al VELINO Luigi Cerciello Renna, direttore del corso di legalità agro ambientale dell’Osservatorio dell’Appennino Meridionale., in merito al quesito referendario del 4 dicembre. “Si passa dal rapporto paritario Stato-cittadino alla supremazia dello Stato. L’idea di progresso civile che connotava la democrazia italiana sempre più improntata sulla centralità del cittadino – prosegue Cerciello Renna - viene affievolendosi a vantaggio di una svolta tersamente centralista”. Ma le ricadute? Secondo il docente di diritto dell’ambiente “lascia molto perplessi il rafforzamento dei poteri dell’esecutivo nel senso di una maggiore libertà di azione, senza contrappesi”. “Ne sono un esempio proprio il nuovo sistema di dichiarazione di guerra che rimanda a una mera volontà di una maggioranza parlamentare”, spiega. “Ma anche quella clausola di supremazia che consentirebbe al governo di imporre misure di impatto locale senza l’interlocuzione con i cittadini territorialmente coinvolti. È lecito pensare – conclude - che i 12 inceneritori introdotti dallo Sblocca Italia in quanto definiti strutture strategiche di interesse nazionale verrebbero imposti senza colpo ferire”.