“Il nostro dovere è quello di trasmettere valori, verità e testimonianze. Votando si al referendum costituzionale domenica confermiamo la nostra vocazione riformista. Siamo in prima fila per evitare al Paese un ennesimo passo indietro e per garantire con il si il rafforzamento della democrazia. Sta per concludersi una brutta campagna elettorale in cui il fronte del no si è distinto per volgarità e minacce, ultime quelle contro la sovrintendente del San Carlo Rosanna Purchia per il suo presunto endorsement per il si". Lo ha detto Franco Iacono nell’introduzione dell’incontro ieri al circolo “Chiaia Time” in via Bausan a Napoli, sul tema 'Le ragioni del si', le ragioni del Mezzogiorno’, cui, oltre a Iacono, hanno partecipato il prof. Biagio De Giovanni, Giulio Di Donato, Umberto Ranieri e Claudio Signorile. "Non torno sulle ragioni tecniche del 'si' - ha affermato Ranieri – anche se il merito è stato sopraffatto dalla strumentalizzazione politica del referendum. Renzi ha sbagliato a personalizzare lo scontro ma se si vuole evitare la palude e avviare il cambiamento del Paese bisogna battere l'ammucchiata del no che vuole solo far fuori Renzi con l’unica alternativa di consegnare il paese a Grillo”. Giulio Di Donato ha invitato tutti a scendere in campo per il si: "I sondaggi danno il no in vantaggio - ha spiegato - ma c'è la possibilità di far vincere il si se riusciamo a far andare a votare quella ‘maggioranza silenziosa’ in prevalenza favorevole al si. Col si vincono stabilità e cambiamento, vince l’Italia che vuole crescere ed agire con un ruolo forte in una Europa debole e divisa. Il si può essere decisivo per indicare una direzione opposta a quella di Trump e della Brexit – ha concluso Di Donato - e questo, in vista delle elezioni in Francia e Germania, può essere molto importante. Votare si è un imperativo riformista”. Biagio De Giovanni, filosofo ed ex parlamentare europeo, ha detto che votare ‘si’ servirà a rafforzare l’ identità nazionale dell’ Italia mettendola in grado di svolgere un ruolo attivo in un’Europa che scricchiola e rischia di dissolversi sotto i colpi del populismo estremista. “Agli italiani serve uno Stato forte e nella riforma c’è la 'clausola di supremazia' fondamentale per risolvere la sovrapposizione delle competenze tra Stato e Regioni e per ridisegnare un assetto istituzionale che dia all’Italia un’identità nazionale per un' Europa più attiva e coesa ". De Giovanni ha poi sottolineato che da lunedì mattina, chiunque avrà vinto, dovrà ricostruire l’unità del Paese e che per farlo serve una politica forte ed autorevole in grado di affrontare le gravi criticità del nostro tempo. Ha concluso Claudio Signorile: "La questione centrale del referendum non è solo il superamento del bicameralismo, quanto piuttosto il rapporto Stato-Regioni oggi confuso e paralizzante. La riforma interviene su questo ed il Senato delle Regioni, che sarà il Senato dei territori, può dare forza ad un sud oggi senza voce. Il mezzogiorno infatti sarebbe incardinato nel procedimento legislativo proprio attraverso il ‘nuovo’ Senato. Ieri era la forza elettorale e politica del mezzogiorno – ha continuato Signorile - a far da contrappeso al potere economico del nord. Oggi il sud è fuori. Eppure si tratta di un area di 20 milioni di persone, porti, aeroporti, grandi infrastrutture, Università, spirito imprenditoriale e creatività produttiva in crescita. Se vince il si, il 30% del nuovo Senato sarà espressione del mezzogiorno e sarà quindi possibile valorizzare le sue risorse e battersi per i suoi interessi in una ottica nazionale ed europea ". "Il Referendum - ha concluso Signorile - riguarda temi e contenuti strategici che forse gli stessi promotori non hanno capito. Se passa cambierà l'assetto istituzionale a cui siamo abituati e si aprirà una nuova fase. Viceversa tutto resterà com’è oggi".