L’arresto ai Caraibi del “re delle slot”, Francesco Corallo, porta subito a una “considerazione critica” il direttore dell’Osservatorio Antiriciclaggio, Ranieri Razzante: “Non è che qualsiasi impresa che opera nel settore dei giochi è legata alla criminalità, come spesso si scrive sui giornali - spiega al VELINO -. Peraltro, quando si parla di gioco d’azzardo non si parla di gioco vietato così come è sbagliata l’equivalenza tra gioco d’azzardo e criminalità”. Diverso, dice ancora Razzante, è il discorso del rapporto tra gioco illegale e criminalità. Ma il punto è che “la malavita organizzata si infiltra anche nel gioco legale ovvero nella sua rete (gestori, distributori) dove può capitare di trovare qualcuno su cui far leva” aggiunge il consulente della Commissione Parlamentare Antimafia.

“In questa vicenda poi è centrale non tanto il tema del gioco d’azzardo quanto quello del riciclaggio, legato all’evasione fiscale di Bplus” che tra 2004 e 2007 non ha collegato le slot e dunque ha causato un ammanco all’Erario. “I soldi per le imposte non pagate sono stati portati all’estero - rimarca Razzante -. Si sospettava che Corallo avesse avuto o avesse ancora legami con la criminalità organizzata e ora sono stati trovati gli indizi”. Importante però, ribadisce, è non “criminalizzare l’intero settore sennò leghiamo alla malavita tutte le 130mila persone che ci lavorano”. Un settore “che è stato all’attenzione della Commissione Antimafia con due dossier completi in cui sono state esaminate tutte le problematiche relative”. Di sicuro anche il consulente per il commissario governativo Antiracket e Antiusura punta il dito contro la normativa “farraginosa, segmentata e con molte maglie in cui si infiltra la malavita”. La cosa migliore sarebbe di arrivare finalmente ad avere un testo unico sui giochi: “Noi della Commissione Antimafia ci siamo resi disponibili a lavorarci - conclude Razzante -. Se ne parla dal 2010 ma ora è tempo di agire”.