“Qualcuno volò sul nido del cuculo”, nell’originale allestimento diretto da Alessandro Gassmann per il Teatro Bellini - Fondazione Teatro di Napoli, sarà in scena da martedì 10 gennaio 2017 (repliche fino a domenica 29) al Teatro Eliseo di Roma. È la storia dell'amicizia tra Randle McMurphy – uno sfacciato delinquente che si finge matto preferendo un ospedale psichiatrico alla galera – e i suoi compagni di reclusione. Vicenda nota al grande pubblico sia per la riduzione per il teatro che Dale Wasserman, nel 1971, portò in scena a Broadway a partire dal romanzo One flew over the cuckoo’s nest (del 1962) di Ken Kesey, sia, e ancor più, per il film di Miloš Forman che, nel 1975, sul grande schermo realizzò il suo capo d’opera dirigendo nel ruolo del protagonista uno strepitoso Jack Nicholson. “La malattia, la diversità, la coercizione, la privazione della libertà sono temi – così Alessandro Gassmann - che da sempre mi coinvolgono e che amo portare in scena. Argomenti tutti straordinariamente presenti in questo spettacolo che, insieme a Maurizio de Giovanni, autore dell’adattamento del testo, abbiamo deciso di ambientare nel 1982 in una clinica psichiatrica del sud Italia”.

Senza tradire forza e sostanza visionaria del copione di Wassermann, la prosa di De Giovanni, colloca la storia nell'Ospedale psichiatrico di Aversa por­tando, con rispettosa cautela, la vicenda su un ter­reno più fami­liare. Randle McMurphy diventa così Dario Danise, interpretato da Daniele Russo, che si scontra non più con un’inflessibile capo infermiera ma con una monaca, Suor Lucia (Elisabetta Valgoi) nel famigerato manicomio casertano. “Dario (il mio McMurphy) – aggiunge Gassmann - è un ribelle anticonformista che comprende subito la condizione alla quale sono sottoposti i suoi compagni di ospedale, creature vulnerabili, passive e inerti. Da quel momento si renderà paladino di una battaglia nei confronti di un sistema repressivo, ingiusto, dannoso e crudele, affrontando così anche un suo percorso interiore che si concluderà tragicamente ma riscatterà una vita fino ad allora sregolata e inconcludente”. L’anno in cui è ambien­tata la vicenda non è casuale. È l’anno dei mon­diali di calcio in Spagna, e sarà pro­prio il divieto di guar­dare in tele­vi­sione la finale a dare il via alla singolare rivolta dei reclusi che s’inventano gio­ca­tori e tele­ cro­ni­sti di una par­tita che non pos­sono vedere. “Portiamo in scena – aggiunge il regista Gassmann - un testo che è una lezione d’impegno civile, uno spietato atto di accusa contro i metodi di costrizione e imposizione adottati all’interno dei manicomi ma anche, e soprattutto, una straordinaria metafora sul rapporto tra individuo e potere costituito, sui meccanismi repressivi della società, sul condizionamento dell'uomo da parte di altri uomini. Un grido di denuncia che scuote le coscienze e che fa riflettere”.

Nel cast, con Daniele Russo e Elisabetta Valgoi, una folta compagnia di bravissimi attori di diverse generazioni: Mauro Marino, Giacomo Rosselli, Emanuele Maria Basso, Alfredo Angelici, Daniele Marino, Gilberto Gliozzi, Davide Dolores, Antimo Casertano, Gabriele Granito, Giulia Merelli. Le scene sono di Gianluca Amodio, i costumi di Chiara Aversano, il disegno luci di Marco Palmieri, le musiche originali di Pivio & Aldo De Scalzi, le videografie di Marco Schiavoni. Salutato da un grande successo di pubblico e critica al debutto nella passata stagione, lo spettacolo è adesso proposto a Roma, tappa principale di una serrata tournèe che, fino al 9 aprile 2017, ne proporrà repliche nei teatri italiani.

NOTE DI REGIA – ‘La malattia, la diversità, la coercizione, la privazione della libertà sono temi che da sempre mi coinvolgono e che amo portare in scena con i miei spettacoli. Temi tutti straordinariamente presenti nello spettacolo che mi accingo a mettere in scena, "Qualcuno volò sul nido del cuculo" di Dale Wasserman, tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey, la cui versione cinematografica diretta da Miloš Forman è entrata di diritto nella storia del cinema. Con Maurizio de Giovanni, che ha curato l’adattamento del testo, abbiamo deciso di ambientare la vicenda in una clinica psichiatrica italiana nel 1982. Tutto ha inizio con l'arrivo di un nuovo paziente che deve essere "studiato" per determinare se la sua malattia mentale sia reale o simulata. La sua spavalderia, la sua irriverenza e il suo spirito di ribellione verso le regole che disciplinano rigidamente la vita dei degenti, porterà scompiglio e disordine ma allo stesso tempo la sua travolgente carica di umanità contagerà gli altri pazienti e cercherà di risvegliare in loro il diritto di esprimere liberamente le loro emozioni e i loro desideri. Dario (il mio McMurphy) è un ribelle anticonformista che comprende subito la condizione alla quale sono sottoposti i suoi compagni di ospedale, creature vulnerabili, passive e inerti. Da quel momento si renderà paladino di una battaglia nei confronti di un sistema repressivo, ingiusto, dannoso e crudele, affrontando così anche un suo percorso interiore che si concluderà tragicamente ma riscatterà una vita fino ad allora sregolata e inconcludente. E, attraverso di lui, i pazienti riusciranno ad individuare qualcosa che continua ad esser loro negato: la speranza di essere compresi, di poter assumere il controllo della propria vita, la speranza di essere liberi. Un testo che è una lezione d’impegno civile, uno spietato atto di accusa contro i metodi di costrizione e imposizione adottati all’interno dei manicomi ma anche, e soprattutto, una straordinaria metafora sul rapporto tra individuo e Potere costituito, sui meccanismi repressivi della società, sul condizionamento dell'uomo da parte di altri uomini. Un grido di denuncia che scuote le coscienze e che fa riflettere. Come sempre lavorerò sui complessi rapporti psicologici tra i vari personaggi, immergendoli in uno spazio scenico realistico e asettico. In questo caso, le videografie, che spesso utilizzo nei miei spettacoli, mi permetteranno di tradurre in immagini i sogni e le allucinazioni dei cosiddetti "diversi". L'obiettivo che mi pongo è, come sempre, quello di riuscire a far emozionare un pubblico di ogni età, soprattutto i più giovani che forse non conoscono quest’opera che è un vero e proprio inno alla libertà’. Alessandro Gassmann