La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna per associazione mafiosa e riciclaggio di denaro emessa dalla Corte di appello di Lecce nei confronti di un imputato gestore di alcune sale da gioco. A quest’ultimo era stato contestato di aver fatto parte della "Sacra Corona Unita" operante nel territorio di Lecce e nei comuni limitrofi (Squinzano, Surbo, Trepuzzi, Campi salentina, etc.), “con il ruolo di organizzatore del giuoco d'azzardo mediante l'istituzione e la gestione delle case da giuoco clandestine e la concessione di ‘prestiti’ ai giocatori in difficoltà”. Inoltre l’imputato avrebbe provveduto “attraverso il giuoco di azzardo ed altre operazioni di sostituzione, trasferimento e/o comunque idonee ad ostacolare l'identificazione dell'illecita provenienza del denaro e/o di altri beni- alla ‘ripulitura’ degli ingenti proventi delle attività delittuose svolte dall'associazione”. Per il procuratore generale della Corte di Cassazione, Alberto Cardino, il ricorso presentato dai difensori dell’imputato è fondato e ha concluso chiedendone il rigetto. Secondo la Cassazione le dichiarazioni del collaboratore di giustizia rese in danno dell’imputato, “non hanno trovato alcuna conferma nelle dichiarazioni rese dagli altri collaboratori di giustizia esaminati nel corso del dibattimento” o comunque acquisite agli atti ovvero “nelle intercettazioni telefoniche di componenti della organizzazione criminale, nonché con riferimento alla circostanza che tale assenza di menzione” dell’imputato “costituisca palese smentita di tali dichiarazioni”. La sentenza per la Cassazione va quindi annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Lecce, che “nella piena autonomia in ordine alle valutazioni di merito dovrà provvedere a colmare le lacune motivazionali nel rispetto dei principi di diritto sopra evidenziati”.