Passo indietro del movimento 5 stelle: dopo il colpo di teatro di lunedì con la bocciatura di Alde all’ingresso del plotoncino dei parlamentari europei grillini nel gruppo dei Liberal democratici Beppe Grillo chiama Nigel Farange e lo convince ad accettare il suo rientro nell’Efdd di cui fa parte l’Ukip. Una lunga telefonata tra Farange e Grillo ha fatto diradare le nubi sul rientro dei parlamentari pentastellati. Un rientro che costringerà però il M5s a leccarsi le ferite. Secondo quanto trapela dalla riunione dell’Efdd di oggi i grillini rischiano di perdere la guida del gruppo, incarico ricoperto da David Borrelli, forse il vero artefice del matrimonio, poi fallito, con Alde. Farange in una nota spiega “di essere contento di poter dire che le divergenze tra me e il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo sono state superate in modo amichevole. Dopo alcuni cambiamenti amministrativi, la prossima settimana a Strasburgo continueremo il nostro lavoro insieme nel gruppo Efdd. La campagna di Grillo per la permanenza dell’Italia nell’euro sta acquistando forza. Ho da sempre ammirato il suo lavoro in Italia e gli auguro il meglio. La campagna anti-establishment in Europa - conclude Farage - è appena cominciata”. Farange avrebbe dettato una serie di condizioni: oltre a Borrelli infatti Fabio Massimo Castaldo non sarà più il candidato del gruppo per il vice presidente del Parlamento europeo. Lo si legge in un tweet giunto dall’account ufficiale dell’Efdd.

Grillo in un lungo post sul suo blog attacca il leader dei lberaldemocratici Guy Verhofstadt e spiega come e perché è fallito l’accordo con il gruppo Alde. “Abbiamo rispettato la volontà espressa dalla rete applicando la seconda scelta più votata dai certificati: rimanere nel gruppo Efdd – spiega Grillo -. Smentiamo le false informazioni che circolano da ieri: le carte fatte circolare non ci appartengono, non abbiamo firmato nessun contratto, si tratta di un elenco di punti comuni e di contrasto. Dopo i risultati della votazione è scoppiato il caso mediatico. Un intero sistema ha tremato. Verhostadt, che oggi si propone come negoziatore per la Brexit dovrebbe solo vergognarsi, perché da meschino si è piegato alle pressioni dell’establishment. ‘In Europa per l'Italia’ era il nostro slogan per le elezioni del 2014, il nostro programma non cambia di una virgola e non sarebbe cambiato con l'ingresso in un altro gruppo. Dispiace per quei pochi portavoce, che probabilmente non sanno come funziona il Parlamento Europeo, che hanno parlato di "cercare di entrare nell'establishment". David Borrelli, che ringrazio, ha portato avanti una trattativa per cercare di rendere più efficace la realizzazione del nostro programma, che continueremo a portare avanti in Efdd”. Di seguito Grillo scrive un “compendio” delle battaglie che il Movimento 5 stelle ha “combattuto”.