“Bisogna attuare la delega prevista al governo e credo vada messa in atto la decisone di togliere le slot da bar e dai locali pubblici che sono il luogo dove c’è il primo ingresso dell’illegale sul legale e questo è un lavoro da fare con gli enti locali”. Lo dice al VELINO la deputata e membro della commissione Antimafia Vincenza Bruno Bossio (Pd) che è intervenuta oggi alla Camera durante la discussione sulle linee generali della relazione sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito, approvata dalla commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali lo scorso luglio. Secondo Bruno Bossio “nei racket della droga e delle scommesse, le mafie stanno superando le divisioni territoriali e hanno iniziato a dare vita a delle vere e proprie holding del malaffare”.

Un allarme lanciato dalla Dia lo scorso 2015. Droga e scommesse, spiega la Direzione investigativa antimafia, sono due settori che “sembrano essersi definitivamente affrancati da quella logica di una frammentazione verticale degli interessi, in cui ciascuna mafia domina in maniera esclusiva un proprio business criminale”. “Questo perché, appunto, le mire espansionistiche delle mafie ricadono non tanto sui territori, quanto sui mercati o su nuovi settori economici –spiega la parlamentare -, la cui estensione è per definizione trasversale e la cui complessità richiede l’integrazione di competenze diversificate, in grado anche di operare sul web”. Come ha spiegato Bruno Bossio “c’è tutta la questione delicata delle scommesse on line che riguarda più in generale il cybercrime. Eliminando estensione .it da un sito di scommesse si possono fare cose illecite che è difficile perseguire nel nostro paese risalendo alla fonte. Per questo è necessario avere un più stretto coordinamento tra Stato ed Enti locali sul territorio. Come serve anche un maggior coordinamento in Europa sulla legislazione sul digitale”.

La deputata calabrese del Partito democratico ha snocciolato i dati sul gioco d’azzardo nel nostro paese: “Gli italiani giocavano 24.244 miliardi di lire nel 1998 (pari a 15,8 miliardi di euro 2012). 84,5 miliardi nel 2014. Vale a dire oltre un decimo della spesa complessiva delle famiglie, pari a circa 800 miliardi. Degli 84,5 miliardi, 47 sono stati destinati in giocate in slot e videolottery. La spesa media per giocatore vede in testa la Lombardia con 3.235 euro a quello sardo di 382. In media un italiano spende 1260 euro l’anno pari al 70% della propria spesa alimentare. Secondo l'Economist, l’Italia, nota una volta come patria di forti risparmiatori, sembrerebbe essere diventato il paese di chi perde al gioco: è il sesto paese del mondo quanto a perdite medie per abitante (circa 430 dollari annui) e il quarto in termini assoluti (23,9 miliardi di dollari). I sostenitori del gioco d’azzardo legale sostengono che, lo Stato ricava risorse ingenti, circa 8 miliardi di euro netti ogni anno, e il settore dà lavoro a 120mila persone”.

"Secondo gli ultimi dati disponibili, a fronte dei circa 85 miliardi incassati grazie ai giochi di Stato, si avrebbero 23 miliardi lordi di guadagno nero per i gruppi criminali e mafiosi - aggiunge Bruno Bossio - Numeri che danno un'idea ben precisa della gravità della situazione e dei risvolti in termini economici e sociali che comporta. Pensiamo alle ludopatie, ormai considerate una vera e propria patologia e inserite nei Livelli essenziali di assistenza: con un giocatore patologico ogni 75 persone, l'azzardo è a pieno titolo considerato una piaga sociale grave per la quale è necessaria un'azione incisiva ed immediata. Il gioco non va impedito ma neanche agevolato: piuttosto, va disciplinato in modo ancora più organico, con una riforma strutturale sia sul lato dell'offerta che su quello della vigilanza. Ma soprattutto, come già annunciato dal Governo Renzi, è necessario eliminare le oltre 114 mila macchinette del gioco d'azzardo da bar, ristoranti e luoghi pubblici, ridurre slot e sale scommesse e consolidare il potere dei Comuni in tal senso. Coraggio e determinazione: queste le parole chiave per una legislazione che sia decisiva su un versante troppo delicato per la vita di tante persone e di tante famiglie". Apparecchi che vanno anche smaltiti legalmente e che bisogna sottrarre alle mani delle mafie che le farebbero uscire sì dai bar e dai locali pubblici ma che poi li farebbero rientrare dalla porta posteriore. “È necessario attuare delle norme che impediscano il ‘riciclo’ del terminali. Bisogna scrivere dei regolamenti attuativi che prevedano uno smaltimento legale di questi 114 mila terminali”.