“La Giornata Mondiale del Malato che si celebra oggi rappresenta un’occasione importante per approfondire e riflettere sul rapporto tra persona e malattia. La malattia è una fase delicata, a volte drammatica della vita, a cui alla sofferenza data dalla patologia purtroppo si può associare la solitudine e l’assenza di un supporto adeguato ad alleviare le difficoltà di chi soffre e delle loro famiglie”. Inizia così il messaggio inviato dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. “Il malato deve essere al centro del sistema sanitario, sia a livello italiano sia a livello mondiale, perché i sistemi non possono essere fatti in funzione delle strutture, né di una burocratizzazione del sistema che perde di vista il concetto di cura - spiega -. Regole che, per esempio, nel nostro Paese variano da regione a regione per cui si ha accesso a farmaci o a prestazioni in modo differente a seconda dell’indirizzo di residenza, a volte con differenze che si traducono in una vera e propria ingiustizia. Ed è per questo che bisogna cercare di far comprendere anche a chi non è del settore la complessità del SSN, che è necessario fare uno sforzo superando logiche ragionieristiche e rimettendo il malato al centro della nostra politica, perché è lui il protagonista, quello che conta”.

“In questo contesto - prosegue il ministro - dobbiamo ricordare e ritrovare le nostre radici culturali, il senso dell'universalismo e il solidarismo di cui ritroviamo quotidiane testimonianze nella generosa opera dei volontari o di quegli operatori che troppo spesso lavorano in condizioni critiche. Al contempo occorre riprendere un percorso culturale che faccia perno sulla dignità del paziente, perché la malattia non definisce ciò che noi siamo, ma è una fase della nostra vita che incide sulla nostra esistenza e sulle persone che stanno intorno a noi. Ma spesso, come dicevo, di tutto ciò ce ne dimentichiamo. E penso a quando emarginiamo i malati, quando abbiamo paura della malattia, quando pensiamo per esempio che una persona con una malattia degenerativa non possa assumere responsabilità. Ogni volta che ci fermiamo a guardare solo il corpo e non l'uomo in sé - sottolinea Lorenzin -. Ribadisco, invertire questa rotta è la nostra missione e ogni giorno nella nostra attività istituzionale proviamo a riportare nelle politiche sanitarie una visione e un’assistenza del malato che sia uniforme sul territorio nazionale, concentrandoci sulla qualità dei servizi e su come vengono erogati”.

Per la responsabile del dicastero della Salute “di lavoro ce n’è ancora molto da fare ma in questi anni abbiamo fatto molti passi in avanti. Penso all’importantissima Legge sul ‘Dopo di noi’, un provvedimento che abbiamo fortemente voluto e che dobbiamo costruire, partendo da alcuni tipi di patologie, per aiutare i malati e le famiglie, che oggi si ritrovano paradossalmente a doversi sobbarcare tutto il peso della cura e dell’assistenza. Ma permettetemi di ricordare anche i Nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che, finalmente, dopo venti anni, sono stati aggiornati: è stato ampliato l’elenco delle malattie rare (oltre 110 tra singole malattie rare e gruppi di malattie) curate in regime di esenzione; sono state inserite sei nuove malattie croniche esenti e sono state introdotte prestazioni ad elevatissimo contenuto tecnologico (ad es. l’adroterapia) per la cura di alcuni tumori. A ciò si aggiunga anche la predisposizione del Piano nazionale di prevenzione vaccinale che prevede la somministrazione completamente gratuita - agli aventi diritto - dei vaccini. Ma non c’è solo l’Italia. Oggi è la Giornata mondiale del malato e per questo dobbiamo ricordarci sempre che malattie che possono sembrarci non critiche come l’influenza o che sono facilmente curabili, in gran parte del mondo possono causare la morte, ed è per questo che è fondamentale lavorare per costruire una rete assistenziale efficace anche nei luoghi più disagiati. La salute è un baluardo di democrazia, di civiltà, di umanità e di solidarietà. E noi dobbiamo operare perché i paesi che oggi sono considerati del ‘Terzo Mondo’ diventino ‘Primo Mondo’ - conclude Lorenzin -. Abbiamo visto per esempio con il caso Ebola come sia fondamentale aiutare quei popoli che sono più in difficoltà anche per garantire la salute mondiale. Tutto ciò ci aiuterà anche a risolvere i grandi problemi dei flussi migratori, delle persone che fuggono dalla fame, dalla sete e dalla malattia”.