"L'amministrazione delle dogane e dei monopoli non ritiene opportuno pronunciarsi su aspetti che attengono a indagini giudiziarie in corso, attesa la necessità di non interferire con l'azione della magistratura. Per quanto attiene gli altri aspetti rilevati nell'interpellanza, in particolare sul concorso pubblico per il reclutamento di 69 dirigenti indetto nel 2011, si rinvia alla risposta resa il 30 settembre 2016 nella quale sono state svolte diffuse considerazioni, ritenute attuali". Lo ha sottolineato il vice ministro dell'Economia Luigi Casero in question time alla Camera rispondendo a una interpellanza urgente presentata da Daniele Pesco del Movimento Cinque Stelle in merito al concorso pubblico per il reclutamento di 69 dirigenti di fascia seconda indetto presso l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, alcune nomine dirigenziali presso la stessa Agenzia e il procedimento disciplinare a carico di una dipendente e rappresentante sindacale dell'Adm. "Con riferimento alla memoria del 9 gennaio 2017 depositata dall'Avvocatura generale dello Stato in sede giudiziale del 12 gennaio 2017, alla quale fanno cenno gli interpellanti - ha continuato Casero - l'Agenzia delle dogane rappresenta che trattasi di un atto, depositato dall'organo legale per un'udienza camerale del 12 gennaio 2017, volto alla difesa dell'Agenzia medesima nel procedimento instaurato da alcuni ricorrenti per la revocazione della sentenza del Consiglio di Stato – Sezione quarta - avente a oggetto la stessa procedura concorsuale".

"I supremi giudici, ritenendo legittima la maggior parte delle attività svolte in sede concorsuale, avevano disposto la rimozione di un rilevato vizio di collegialità mediante la nuova correzione, ad opera della stessa commissione esaminatrice, di alcuni elaborati in precedenza non esaminati dal plenum del collegio. Come previsto dalla legge, l'Avvocatura dello Stato ha assunto la difesa dell'Agenzia, così come nelle precedenti fasi processuali, anche nel giudizio instaurato per la revocazione della citata sentenza del Consiglio di Stato. In punto di sentenza della Corte costituzionale n. 37 del 2015, gli interpellanti fanno riferimento a nomine dirigenziali "taroccate" nelle agenzie fiscali. L'Agenzia riferisce che tali nomine sarebbero in realtà gli incarichi provvisori di funzionari dirigenziali per le agenzie fiscali attraverso procedure conformi ai propri regolamenti di amministrazione, che conferivano a funzionari sprovvisti della relativa qualifica; tali procedure sono state poi confermate dal decreto-legge 2 marzo 2012, n.16 convertito con modificazioni della legge 26 aprile 2012 n. 44 e da successive leggi di proroga.

La finalità della norma e delle successive proroghe era quella di colmare parzialmente e temporaneamente la grave e perdurante carenza di dirigenti riscontrabile nell'organico delle agenzie fiscali. L'Agenzia rileva che al termine di procedure comparative oggettive e rigorose, perfezionate nel corso del tempo, veniva attribuita a funzionari di terza area e di comprovata esperienza la titolarità delle funzioni in argomento, per il tempo strettamente necessario all'acquisizione, mediante le procedure disciplinate dall'ordinamento, di dirigenti di ruolo. La Corte costituzionale ha con la richiamata sentenza n. 37 del 2015, poi dichiarato l'illegittimità costituzionale della citata norma e delle proroghe. Dal giorno successivo a quello della pubblicazione della menzionata sentenza (25 marzo 2015), l'Agenzia delle dogane ha disposto la cessazione di tutti gli incarichi dirigenziali fino ad allora conferiti, in applicazione delle norme caducate, attribuendoli ad interim a dirigenti del proprio organico in aggiunta agli incarichi da essi già condotti. In dipendenza da ciò, le procedure fino a quel momento seguite in materia di conferimento di incarichi dirigenziali erano del tutto legittime, in quanto conformi a norme vigenti a quella data".